Gli adescatori possono usare le chat di Roblox per conquistare la fiducia di bambini e adolescenti, spostarli su altre piattaforme e chiedere immagini intime. I genitori possono ridurre il rischio limitando i contatti, controllando la privacy e segnalando subito richieste sospette.
Il contatto può iniziare con offerte di Robux, oggetti virtuali o aiuto durante una partita. Dopo aver ottenuto foto o informazioni personali, l’autore può minacciare di diffonderle per chiedere altro materiale o denaro.
Roblox, come avviene l’adescamento nelle piattaforme di gioco
Roblox combina videogiochi, contenuti creati dagli utenti e strumenti di comunicazione. La chat può diventare il primo punto di contatto tra un minore e un adulto che nasconde la propria identità.
L’approccio non è sempre esplicito. L’interlocutore può presentarsi come un coetaneo, offrire valuta virtuale, proporre l’accesso a un gruppo esclusivo o aiutare il bambino a superare un livello. Dopo una fase di confidenza, può chiedere di continuare la conversazione su Snapchat, Discord, WhatsApp o Telegram.
Il passaggio a un’altra piattaforma riduce l’efficacia dei filtri interni di Roblox e facilita l’invio di immagini. In diversi casi descritti nelle azioni legali avviate negli Stati Uniti, le presunte vittime sarebbero state avvicinate durante il gioco e trasferite su servizi esterni. Nel 2026 risultavano oltre 150 cause contro Roblox e altre piattaforme per presunte carenze nella protezione dei minori.
Una ricerca accademica pubblicata nel 2026 ha rilevato che messaggi legati a grooming, sessualizzazione, bullismo e condivisione di informazioni sensibili possono superare i sistemi automatici di moderazione.
Adescamento su Roblox: le impostazioni da controllare
Il profilo del minore deve riportare la data di nascita corretta. In questo modo la piattaforma applica le limitazioni previste per la fascia d’età.
Nella sezione dei controlli parentali è possibile limitare chi può inviare messaggi, partecipare alle sessioni, seguire l’account o invitare l’utente in server privati. Il genitore dovrebbe collegare il proprio account, impostare un codice di protezione e controllare periodicamente amici e conversazioni.
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Il bambino deve sapere che non deve comunicare nome completo, indirizzo, scuola, squadra sportiva, numero di telefono o posizione. Non deve inviare immagini del volto, della casa o della divisa scolastica a persone conosciute soltanto online.
Quando iniziano minacce o ricatti, pagare o inviare altre foto tende ad aumentare le richieste. Bisogna interrompere il contatto senza cancellare chat, nomi utente, ricevute o screenshot. Il profilo va segnalato alla piattaforma e alla Polizia postale.
Il minore non deve essere rimproverato per aver risposto. La paura di una punizione può spingerlo a nascondere il ricatto e lasciare più spazio all’autore delle minacce.

