Da Musk all’intelligenza artificiale: il racconto di Andrea Stroppa a “L’Anamnesi”
Nell’ultima puntata del podcast “L’Anamnesi”, condotto da Andrea Lombardi, l’imprenditore tecnologico Andrea Stroppa ha ripercorso alcuni capitoli della sua carriera professionale, offrendo uno sguardo dall’interno su tre grandi temi: il rapporto di lavoro con Elon Musk, la vicenda italiana di Starlink e le prospettive dell’intelligenza artificiale.
Secondo Stroppa, le diverse aziende guidate da Musk – da quelle dell’auto elettrica a quelle spaziali, fino ai progetti di neuroscienza e AI – non vanno lette come iniziative scollegate tra loro, ma come tasselli di un unico progetto: usare l’innovazione per risolvere problemi concreti dell’umanità. Nella sua ricostruzione, il vero motore dietro queste imprese non è la tecnologia in sé, ma la ricerca di soluzioni che migliorino la vita delle persone. Un’idea che, sostiene, viene spesso fraintesa da chi immagina un mondo guidato solo da robot e algoritmi. Il filo conduttore non è la tecnologia fine a sé stessa, ma la volontà di sviluppare strumenti capaci di migliorare la condizione umana. “Alla fine c’è sempre l’uomo al centro delle sue aziende. Molti potrebbero pensare che tutto si basi sui robot o sull’intelligenza artificiale. In realtà questo è uno dei più grandi errori che si fanno quando si parla di Musk”, ha detto Stroppa.
Starlink, un’occasione mancata per l’Italia
Buona parte della conversazione è dedicata a Starlink, uno dei dossier tecnologici più discussi nel dibattito pubblico italiano. Stroppa chiarisce la logica industriale del progetto: il satellite non è pensato per competere con la fibra ottica, ma per raggiungere le zone dove portare la fibra sarebbe troppo costoso o poco sostenibile. È un principio, ricorda, che lo stesso Musk ha più volte ribadito: la fibra resta la prima scelta dove è disponibile, il satellite entra in gioco altrove.
L’esempio citato è quello dell’alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna, quando la rete Starlink ha permesso di ripristinare in tempi rapidi le comunicazioni per ospedali, squadre di soccorso e Protezione Civile, mostrando il valore aggiunto della tecnologia proprio nelle situazioni di emergenza. Stroppa ripercorre poi le difficoltà incontrate nel confronto con le istituzioni italiane – tavoli tecnici, investimenti rimasti fermi, opportunità non colte – per lanciare un messaggio più generale: le scelte sull’innovazione dovrebbero basarsi sul merito tecnico delle soluzioni, senza farsi condizionare da interessi esterni.
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Intelligenza artificiale
Centrale il tema dell’intelligenza artificiale, la trasformazione destinata ad avere il maggiore impatto nei prossimi anni. Il suo avvertimento è rivolto a un errore diffuso nel dibattito pubblico: trattare l’AI come un fenomeno unico, quando in realtà si articola su tre fronti molto diversi tra loro: i modelli linguistici, ormai entrati nell’uso quotidiano; i sistemi per lo sviluppo software, che stanno già automatizzando gran parte della programmazione; i modelli multimodali, in grado di generare immagini e video, ma ancora limitati nella capacità di rispettare le leggi fisiche del mondo reale.
È su questi tre fronti, spiega Stroppa, che si giocherà la competizione globale dei prossimi anni, tra investimenti miliardari, corsa alla potenza di calcolo e la sfida tra Stati Uniti e Cina per attrarre i migliori talenti. Più che chiedersi se l’intelligenza artificiale sostituirà l’uomo, secondo Stroppa la domanda giusta è un’altra: capire come stia già ampliando le capacità umane in campi come la ricerca scientifica, la medicina, i nuovi materiali e la mobilità, arrivando in alcuni ambiti specifici a superare le prestazioni umane. Il ritmo del cambiamento, sottolinea, non si misura più in anni ma in mesi: ogni settimana può portare un aggiornamento dello stato dell’arte.
Verso la fine dell’intervista, Stroppa racconta un episodio personale: un incontro casuale con il fumettista Zerocalcare in una pizzeria romana, che avrebbe rifiutato di parlargli per la distanza delle rispettive posizioni politiche. Per Stroppa si è trattata di un’occasione di confronto mancata, ed è proprio il confronto, sostiene, il fondamento delle società democratiche, oggi sempre più raro. L’episodio chiude il podcast riportando al filo conduttore dell’intera conversazione: prima di giudicare, ascoltare – anche sui temi più divisivi – partendo dalla conoscenza diretta e non dai pregiudizi.

