Caos Arduino. La scheda diventata simbolo dei makers di tutto il mondo è al centro di una contesa tra i suoi fondatori italiani. Da una parte il volto barbuto del gruppo, più noto al grande pubblico: quello di Massimo Banzi. Dall’altra il nuovo amministratore delegato Federico Musto, espressione dell’altro co-fondatore, Gianluca Martino.
Appena insediato, l’ad dichiara all’Ansa: “Da oggi la realtà industriale che era il gruppo Arduino cambia perché il mercato dei ‘makers’ non è più quello che era ai tempi del bar di Ivrea e sulla scena ci sono in gioco oggi player importanti come Intel e altri colossi internazionali. Noi rimaniamo fedeli a ciò che siamo stati sin dall’inizio, una società che produce software e hardware open source, ma è necessario avere una dimensione internazionale che sia in grado interagire con questi gruppi”.
Una svolta corporate in un gruppo che aveva sempre fatto dell’artigianalità la propria bandiera. In linea con la tradizione, Massimo Banzi ha replicato con un comunicato, dissociandosi con forza: Musto annuncia “meri cambiamenti relativi ad una o più società le cui attività sono a lui direttamente o indirettamente afferenti e totalmente indipendenti da Arduino. In particolare, una di esse ha mutato pochi mesi fa il proprio nome in Arduino Srl senza alcun autorizzazione e accordo con Arduino. Alcune di tali società nel corso degli anni hanno collaborato con Arduino per quanto riguarda la mera manifattura e la commercializzazione di parte delle schede Hardware disegnate da Arduino”. Per questo Arduino “ha già intrapreso diverse azioni legali nei confronti del sig. Musto e di tali società sia negli USA che in Italia”.
La dura replica sarebbe da ricondurre ai dissapori tra i due co-fondatori italiani. A capo di due divisioni distinte. Da una parte Arduino Srl (il cui sito di riferimento è Arduino.org), guidata da Musto e Marino e con sede in provincia di Ivrea. Dall’altra Arduino SA (Arduino.cc), con a capo Banzi e sede in Svizzera.


