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Caro direttore,
 

ho visto che hai coordinato un dibattito con Paolo Mieli e Luca Landò all'Isola di Ponza sulla vicenda del quotidiano l'Unità simbolo  del maggiore partito della sinistra italiana.
Ho cercato tra le cronache invano se qualcuno ha  incidentalmente  detto  che dovevamo attendere un presidente del consiglio del Pd perché  l'Unità chiudesse.
Permettimi qualche considerazione personale nel mettere in relazione quanto succede oggi all'Unità con delle scelte politiche e umane che vengono da lontano e non sono andate lontano.  
Sono trascorsi oltre 40  anni da quando un gruppo di dirigenti del PCI, alcuni di loro ancora padri nobili del Pd, ansiosi di andare  sempre più a destra sono giunti alla  deriva liquidatoria di mettere il partito nelle mani di ex democristiani. Hanno allontanato dalle sue file con arroganza politica  una gioventù, certo un po' estremista, che si riconosceva in giornali  e riviste  quali "Manifesto", "Città Futura" settimanale della Fgci "Falcemartello" giornale dei giovani della federzione di Milano. La loro passione nel liquidare ogni cosa abbia una parvenza di sinistra li ha distinti nella vita politica. E questi sono i risultati.
Ironia della sorte, non capire niente di pubblicità.
L'Unità non ha mai avuto un rapporto idilliaco con la pubblicità. Buona parte della colpa è nel pregiudizio ideologico reciproco dei giornalisti e degli utenti pubblicitari. E' una vecchia storia. Dopo l' insignificante e piatta  direzione di Concita De Gregorio  è arrivato Luca  Landò ed ecco il punto, Luca è figlio di un grande pubblicitario Dario Landò. Landò padre  colto e intelligente mi raccontò  che nella agenzia  di pubblicità che dirigeva  la Troost Campbell Ewald  circa 40 anni fa assieme ad Emanuele Pirella ebbero l'idea del "Mulino Bianco".  Ebbene questa fu una delle più grandi e brillanti idee di marketing e pubblicità perché segnò la svolta nell'immaginario verso il ritorno alla natura al cibo sano e genuino, autentico, quando tutto andava nella direzione che si riteneva progressista della manipolazione industriale del cibo. Il Mulino Bianco è la madre di tutte la rivoluzioni anche le più culturalmente sofisticate come "La Gola" dell' 82 e  "il Gambero Rosso" dell' 86.  Quindi il figlio di un grande pubblicitario direttore del giornale non affronta un discorso, un cambiamento di atteggiamento nelle pratiche  del giornalismo verso la pubblicità  laddove se ne conosceva solo l'assenza e il conflitto ottuso e arretrato. L'ironia della sorte è questa.
Infine il fallimento dell' Einaudi
La vicenda dell'Unità ha un precedente editoriale importante, che dimostra l'inconsistenza culturale, la stupidità, del Pci - Pd verso la comunicazione. La casa editrice Einaudi  che è stato uno dei punti di riferimento essenziali per la formazione dei gruppi dirigenti del Pci nel dopoguerra fino agli anni '90, che ha portato migliaia di intellettuali nelle file del Pci e della sinistra e forse milioni di voti perché il suo orientamento editoriale si ispirava alla riproposta dei fondamenti culturali dispersi e dimenticati dal buio del ventennio fascista.
Ebbene il Pci la lasciò fallire la casa Editrice e Giulio Einaudi  per non aver voluto trovare 15 miliardi di vecchie lire, oggi 7,5 milioni di Euro che il mercato avrebbe ampiamente ripagato con una attenta gestione in quanto la casa editrice di miliardi ne fatturava 90 ovviamente sperperati e gravati da mostruosi interessi. La Einaudi andò poi nelle mani di Berlusconi.
Auguri all'Unità.

Fausto Lupetti

 

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