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Per il congresso della stampa un messaggio dal futuro. di Angelo Maria Perrino


Di Angelo Maria Perrino


Si tengono in questi giorni le elezioni per il sindacato dei giornalisti. E qualcuno si è chiesto e mi ha chiesto, sorpreso, che cosa ci faccia io, direttore e addirittura editore (precario, povero, tremulo e tutti i giorni a rischio) di Affaritaliani.it, in lizza per le elezioni del congresso nazionale Fnsi (con Stampa democratica, quella dell'amico Walter Tobagi).

Domanda non peregrina, che merita doverosamente una risposta. Don Vinicio Albanesi, teologo raffinato e prete indipendente, nonché carissimo amico, nel presentare l'edizione annuale del suo pensoso meeting di Redattore Sociale (il nome dice il senso del convegno), nella tradizionale intervista della vigilia, rilasciata come sempre a noi di Affaritaliani.it, sintetizza il suo pensiero nel nostro titolo: "I giornalisti devono tornare in strada".

Io la tradurrei così: i giornalisti devono recuperare i valori fondanti, l'essenza della loro professione. Quali sono i valori fondanti? Qual è l'essenza della nostra professione? Nella metafora del tornare sulla strada c'è tutto: l'impegno sul campo,la passione, la ricerca dell'obiettività e della completezza, la cura della nostra formazione, la dimensione artigianale, la lontananza dal potere. All'interno di un valore superiore che tutti gli altri contiene e avvolge: la nostra autonomia, da difendere con le unghie e coi i denti.

Quella che abbiamo purtroppo perso schierandoci surrettiziamente, negli ultimi 30 anni (a partire dalla guerra di Segrate Berlusconi-De Benedetti) con questa o quella lobby, politica, finanziaria, industriale, gli uni contro gli altri armati. E abbiamo perso. Tutti. Il Potere ci ha infilzati. Questi valori stanno dentro la concretezza dell'esperienza di Affaritaliani.it, primo giornale online registrato in Italia. In quel gesto - andare in tribunale e depositare una testata giornalistica - c'è la ricerca dei nostri valori compromessi, il tentativo di preservarli e rilanciarli, in un luogo nuovo e intonso, come il web.

Affaritaliani.it non nasce da un business plan ma da una passione civile, dalla ricerca del valore giornalistico della libertà e dal tentativo, anche provocatorio, di rilanciare la figura e la logica dell'editore puro alla Mondadori, alla Rizzoli, alla Rusconi (ossia di un editore che lo fa senza secondi fini lobbistici e solo per produrre e vendere  contenuti giornalistici) scomparso in Italia sotto i colpi aggressivi dei gruppi industriali e finanziari.

E' una zona autonoma, Affaritaliani.it. Un laboratorio di linguaggi nuovi e di format giornalistici inediti, una scommessa sul futuro. Ma anche una bottega artigianale, una scuola di nuovo giornalismo, a cui hanno  attinto decine e decine di colleghi passati qui da noi, in via Eustachi, e poi trasferitisi in altre testate a disseminare dentro la categoria quell'esperienza del giornalismo online tanto preziosa quanto sconosciuta ai più.

Ecco, vorrei portare la nostra voce, questa nostra esperienza concreta, dentro il palazzo Fnsi, dove si pensa e si costruisce il futuro della  professione. Farne un esperimento da condividere, un case study da analizzare e implementare, con tutti i correttivi e gli adattamenti che si riterranno insieme necessari. Ormai la svolta digitale non è più percepita come una fuga in avanti di qualche nerd o smanettone. E' ormai chiaro a tutti che il futuro passa da Internet. Sicché, dopo aver portato con Affaritaliani.it Internet nel giornalismo italiano e il giornalismo italiano in Internet, penso sia utile ora portarlo nell'associazione di categoria.

Come possibile via d'uscita positiva alla crisi dell'editoria e della professione. Per un giornalista che, grazie alle innovazioni introdotte da Internet, possa riappropriarsi del suo mestiere. Vorrei portare dentro il palazzo della categoria e al congresso nazionale di gennaio una piattaforma di cose e idee concrete e fattibili. Facilitazioni e stimoli come, ad esempio, la decontribuzione e defiscalizzazione per le iniziative dal basso, mutui Inpgi dedicati, norme contrattuali meglio aderenti al cambiamento in corso (l'orario di lavoro, ad esempio, è ancora tagliato sull'organizzazione del quotidiano cartaceo che effettua la chiusura serale). A condizione naturalmente che l'impresa si concretizzi in una testata registrata, rispetti le regole dell'ordine dei giornalisti e la relativa deontologia e paghi regolarmente i contributi Inpgi. Con tante altre cose che si possono fare insieme, costruendo dentro l'associazione di categoria tanti tavoli esperti e competenti.

In modo che siamo noi giornalisti, singoli e come categoria, a ripensare e rimodellare il nostro lavoro, in sintonia col mondo esterno in rapida evoluzione. E che non lo facciano al nostro posto manager e business planner opportunisti, che nulla sanno di noi, delle nostre competenze, dei nostri valori.

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