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Dell'Utri spacca il Corriere della Sera

“Caro direttore, solo per informarti che in merito alla pagina pubblicitaria pubblicata sul "Corriere" di oggi acquistata dagli amici di Marcello Dell'Utri, è mia intenzione portare l'accaduto al prossimo Consiglio dell'Ordine perché intervenga il Consiglio di disciplina territoriale per quanto di sua competenza. Sarà ovviamente il Consiglio stesso a valutare in che misura la libertà di manifestazione del pensiero cada in apologia di reato (?!!!, ndr) o modalità imbarazzanti per il prestigio e l'etica del giornale che dirigi. Ti chiedo anche se ritieni di spiegare a noi, ai lettori e ai colleghi i motivi di una simile decisione, non accompagnata da una presa di distanza che potesse ribadire la posizione del giornale. Cordialmente, Gabriele Dossena”. E' la lettera inviata dal presidente dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia Gabriele Dossena, giornalista del Corriere della Sera, al direttore Ferruccio de Bortoli.

FRANCO ABRUZZO A GABRIELE DOSSENA sulla “Pagina Dell’Utri”: “Dimettiti!”.

Ho letto ieri su Dagospia e oggi su Libero, Il Giornale e Il Fatto il testo della sciagurata lettera che hai scritto al direttore del Corriere della Sera. Hai agito da “uomo solo al comando” e senza alcun potere disciplinare. Hai commesso un abuso d’ufficio abnorme. E per giunta hai esposto te stesso e l’ente a una figuraccia parlando di “Apologia di reato”. Se così fosse, tu, come pubblico ufficiale, avresti dovuto segnalare il fatto (ex art 331 Cpp) alla Procura della Repubblica e così avresti paralizzato (ex art 58 l. 69/1963) l’attività del Consiglio territoriale di disciplina. L’Italia intera ride di te e del nostro Ordine per l’improvvida demagogica iniziativa, che peraltro viola l’articolo 41 Cost. che tutela la libertà dell’impresa Rcs Media Group di pubblicare le inserzioni che ritiene legittime. Rcs Media Group credo abbia un suo attrezzato ufficio legale e la consulenza di avvocati esterni di provato valore. Dovresti trarre le conclusioni, dimettendoti immediatamente.

Colgo l’occasione per ringraziarti: i tuoi errori (vogliamo parlare della penosa organizzazione dei corsi dedicati alla formazione?) provocano tra i colleghi non solo lombardi rimpianto crescente per la mia presidenza. Non  ne sono felice perché stai distruggendo un patrimonio di credibilità costruito prima da Carlo  De Martino e poi, modestamente, anche da me.

Franco Abruzzo a Gabriele Dossena: “Ti prego di salvaguardare l’immagine dell’ente, spiegando che lo stesso non ha poteri normativi, che, invece, secondo Costituzione, spettano solo al Parlamento. La separazione tra il nostro Consiglio amministrativo e il Consiglio territoriale di disciplina è totale e non ammette invasioni di campo. L’articolo 11 del Dpr 137/2012 ha una norma di chiusura, che serve, per l'appunto, a chiudere un sistema o a dare gli strumenti per evitare le antinomie ed i vuoti normativi. Dice l’articolo 11: “Restano ferme le altre disposizioni in materia di procedimento disciplinare delle professioni regolamentate, e i riferimenti ai Consigli amministrativi dell’Ordine o collegio si intendono riferiti, in quanto applicabili, ai consigli di disciplina”. Come dire che tutti i poteri e tutte le funzioni (vigilanza deontologica, indagini preliminari, apertura dei procedimenti, istruttorie e decisioni disciplinari) della vecchia legge professionale 69/1963 sono passati oggi in toto ai Consigli di disciplina.

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