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I giornalisti hanno un dovere, sopra tutto: scrivere la verità, nient’altro che la verità. E la verità è anche scomoda, rischiosa, con conseguenze pesanti, come sta accadendo a tre giornalisti e al direttore della Gazzetta di Mantova che sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura per pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale. L’inchiesta di cui i cronisti si sono occupati riguarda le infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle istituzioni e nell’economia della Lombardia, ovvero l’Operazione Pesci della Direzione distrettuale antimafia di Brescia.

In un momento in cui l’editoria sta attraversando una crisi drammatica, che sta provocando centinaia di disoccupati, il lavoro dei giornalisti viene messo ulteriormente in difficoltà dall’impossibile conciliazione fra il segreto istruttorio e il diritto/dovere di informare i cittadini, soprattutto quando si tratta di vicende che coinvolgono esponenti della pubblica amministrazione. L’informazione è un bene primario della democrazia e, pur nel massimo rispetto del lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, i cronisti non possono rinunciare ai rischi che comporta la difesa di questo bene primario. Il Gruppo Cronisti Lombardi e l’Unione Nazionale Cronisti Italiani si augurano che l’azione della magistratura non abbia, in questo caso ma anche in molti altri, un effetto intimidatorio e censorio: auspicano dunque che i giornalisti indagati non rinuncino a svolgere il loro lavoro, nel rispetto della verità e delle norme deontologiche. Auspicano inoltre che possano quanto prima chiarire la loro posizione.

I cronisti hanno il diritto-dovere di informare i cittadini in modo corretto, completo e tempestivo. E a questo loro imperativo non possono derogare. Il Gruppo Cronisti Lombardi e l’Unione Nazionale Cronisti sono al loro fianco.

 

di Rosi Brandi* e Guido Columba**

 

*Presidente del gruppo Cronisti Lombardi
**Presidente dell'Unione Nazionale Cronisti Italiani

 

Tags:
giornalismomantovandrangheta
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