Una critica lucida, travestita da ironia. Nel nuovo monologo di Fratelli di Crozza, Maurizio Crozza analizza la trasformazione della comunicazione politica, mettendo a confronto due mondi che sembrano appartenere a epoche diverse.
Da una parte, la sinistra tradizionale: piazze, bandiere, megafoni e comizi. Un’immagine che Crozza descrive come “antiquariato”, evocando un modello comunicativo ormai distante dal linguaggio contemporaneo.
Dall’altra, la strategia di Giorgia Meloni, sempre più orientata verso strumenti moderni: social media, contenuti digitali e persino podcast. Il riferimento è alla partecipazione della premier al podcast di Fedez, scelta che Crozza interpreta come un tentativo di intercettare il pubblico giovane.
Ma è proprio qui che arriva la stoccata più forte.
Secondo il comico, c’è una contraddizione evidente: da un lato si cerca il consenso dei giovani sui social, dall’altro – nella realtà politica – si prendono decisioni che rischiano di escluderli dalla partecipazione attiva. Il riferimento è al dibattito sul voto per i fuorisede, con molti studenti impossibilitati a votare per via dei costi e delle difficoltà logistiche.
La sintesi del monologo è tutta in una frase:
“Ai giovani piacciono come follower, non come elettori.”
Crozza costruisce così una riflessione che va oltre la battuta. Il punto non è solo la differenza tra vecchia e nuova comunicazione, ma il rischio che la politica si trasformi in puro marketing.
Il confronto con la sinistra diventa allora ancora più netto: mentre una parte resta ancorata a rituali del passato, l’altra padroneggia i linguaggi contemporanei, ma – secondo Crozza – senza tradurli necessariamente in una maggiore partecipazione democratica.
Nel mezzo, resta una domanda aperta: la politica sta davvero evolvendo o sta semplicemente cambiando forma, diventando sempre più simile a un contenuto da consumare?
