A Fratelli di Crozza Maurizio Crozza riporta in scena il suo Giuseppe Valditara, trasformando il ministro dell’Istruzione in un personaggio travolto da una sequenza incontrollabile di lapsus sulla storia italiana. Il tormentone è sempre lo stesso: “Perdonatemi, è importante”. Ma più il ministro prova a correggersi, più la situazione precipita.
Il monologo parte dal ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma nella parodia la commemorazione viene subito deformata da una ricostruzione assurda e volutamente sbagliata. Da lì la gag diventa una discesa inarrestabile: ogni tragedia della storia repubblicana viene evocata per poi essere confusa, distorta, attribuita a soggetti improbabili o ridotta a una gaffe sempre più grottesca.
Crozza passa poi alla strage di Ustica, trasformata nella satira in un episodio raccontato con riferimenti completamente fuori contesto, tra rave party, fuochi d’artificio e sindacati. Il meccanismo comico è chiaro: prendere eventi drammatici e scolpiti nella memoria nazionale e farli rimbalzare contro l’inadeguatezza linguistica del personaggio, che cerca continuamente di rimediare ma finisce per aggravare ogni frase.
Uno dei passaggi più surreali riguarda Piersanti Mattarella. Alla domanda su chi lo abbia ucciso, il Valditara di Crozza si perde in un cortocircuito di parole: “mamma”, “amante”, “madre”, fino alla resa davanti all’evidenza dell’ennesimo scivolone. La gag lavora sul doppio piano della comicità e dell’imbarazzo: più il personaggio chiede perdono, più diventa evidente il peso politico dei suoi lapsus.
Il finale è dedicato alla strage di Piazza Fontana. Anche qui il racconto precipita nel paradosso: prima l’esplosione viene attribuita a una “caldaia”, poi il personaggio tenta di correggersi ma inciampa ancora tra “fatti”, “fascicoli”, “fascisti” e riferimenti ideologici confusi. Il cuore della satira emerge proprio in quel momento: “Il lapsus esplicita sempre il vero pensiero di uno”. Una battuta che ribalta tutta la gag e trasforma l’errore linguistico in possibile rivelazione politica.
Con questo sketch, Crozza usa la maschera di Valditara per colpire non solo le singole gaffe, ma anche un certo modo di maneggiare la memoria pubblica. Falcone e Borsellino, Ustica, Piersanti Mattarella e Piazza Fontana non sono semplici nomi da citare in un discorso istituzionale: sono ferite della storia italiana. E proprio per questo, nella satira, ogni lapsus diventa una bomba comica ma anche una stoccata politica.
