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MediaTech
La PA dice addio alla carta: ma la vera sfida è l'educazione digitale

di Andrea Boscaro

Una buona notizia è giunta ieri per chi pensa che il digitale sia una leva di trasparenza ed efficienza per la Pubblica Amministrazione: da settembre 2016 tutti i documenti prodotti dal settore pubblico non dovranno essere più redatti su supporto cartaceo, ma digitale.

Come si può immaginare, tale data è il termine di un percorso che deve cominciare dal febbraio di quest'anno e che dovrà affrontare sia nodi infrastrutturali che tecnici: aspetti quali la normalizzazione dei documenti e la portabiilità sui diversi dispositivi e sistemi operativi saranno determinanti per garantire che effettivamente questa scelta possa produrre effetti positivi in termini di efficienza sia per la Pubblica Amministrazione che per i cittadini.

Questo passaggio richiederà sotto questo secondo profilo che il passaggio non sia escludente, ma capace di produrre un passo in avanti nell'educazione al digitale, una sfida che riguarda tutti, ivi inclusi i cosiddetti nativi digitali.

E' pertanto corretto che il percorso indicato da oggi a settembre 2016 coinvolga momenti di formazione per gli addetti alla PA, ma è importante che tale formazione non sia di carattere solo tecnico, ma anche comunicativo ed organizzativo.

Un documento digitale infatti, più che un documento cartaceo, pone l'accento sull'importanza che anche la comunicazione con i cittadini sia adeguata al digitale. Le aziende hanno già sperimentato quanto la "reputazione online" sia una sfida seria e richieda competenze - sia in termini di ascolto che di risposta - differenti rispetto alla comunicazione analogica: ogni risposta che si dà per iscritto e online richiede infatti un'attenzione superiore tanto dal punto di vista della forma che del merito in cui entra e tutto questo per via della relazione "virtuale" che si instaura e per la permanenza online di tale informazione.

Se la PA intende diventare digitale, allora i passaggi che dovranno guidarla a quell'appuntamento dovranno necessariamente considerare anche la comunicazione e l'organizzazione necessaria a preservare e, se possibile, migliorare la reputazione di ciascun singolo ufficio e del Pubblico nel suo complesso.

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