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Dopo De Bortoli un milanese al Corriere (gratis). Il commento

di Benedetta Cosmi

Vi ricordate Il Giorno? "Se abbiamo fatto una prima pagina uguale o simile a quella del Corriere dobbiamo chiederci dove abbiamo sbagliato".

Che Affaritaliani si interessi del dopo De Bortoli  al Corriere ha un che di speciale. Inizialmente credo faccia un effetto strano leggere addirittura una proposta di candidatura, da un giornale concorrente, che in taluni passi sembra persino ironica, una beffa, perché un Corriere debole può sembrare la fortuna degli altri giornali, no? Ma Angelo Perrino sa bene e dice apertamente che il Corriere è sempre stato e resta un benchmark.

Del resto anche il Giorno mentre nasceva come quotidiano formava la sua identità partendo da quella criticata del Corriere.
Quindi non si fa che il proprio lavoro nell’interrogarsi: “quale Corriere ci attende?”. Da sempre è come la Juventus per le altre squadre di calcio, serve per prendere le misure.

Fin dal primo editoriale, del primo numero, il 5 marzo 1876 il Corriere della Sera scriveva “Pubblico, vogliamo parlarti chiaro. (…) Ci piace ricordarci che tu, pubblico, non t'interessi che mediocremente ai nostri odii e ai nostri amori; che vuoi innanzitutto essere informato con esattezza”. Ma è proprio così oggi in era del contatto diretto facilitato dai nuovi mezzi di comunicazione, in cui il lettore spesso è anche la fonte, e tanto altro? Siamo sicuri che i lettori resistano dal conoscere i suoi amori e i suoi odii? Tanto più se il Corriere tende a narrarci fin troppo spesso quelli degli altri?
Quale saranno le richieste degli azionisti, talora eredi decaduti del salotti buoni?

Che tipo di giornalismo conosceremo nei prossimi mesi? I cambiamenti in essere sul sito del Corriere rispondono agli ultimi desiderata di un direttore o ai primi desiderata del cambiamento che avanza? E quindi si accentuerà una tendenza ad accontentarsi di titoli senza leggere articoli, che diverranno a pagamento. Ma questo per un giornale che spesso è stata una “comunità educante” non è un errore culturale? allora provate l'articolo gratis e il titolo/sommario a pagamento. Una scelta anche culturalmente più stimolante. Ovvero in tempi di eccesso di informazioni, si pagherà la sintesi. Mentre risparmierà, per così dire, colui che ama l’approfondimento, e non si limita alle prime due righe di occhiello e catenaccio.
Non è forse un punto importante per chi ha a cuore il libero accesso al sapere?

Certo il Corriere è un’azienda, non è una biblioteca pubblica. Ma temo che dietro il rumors silenzio con cui l’informazione prestigiosa on line di un giornale come il Corriere passi dal modello del libero accesso garantito da Internet a un modello chiuso… sia un segno di quanto anche il Corriere non venga avvertito come un comun denominatore nelle nuove generazioni, le quali spesso hanno fatto a meno dell’edizione cartacea limitandosi a quella on line, e temo “uno vale l’altro”, per dirla con un azionista Rcs: “Nessuno è indispensabile”.

Ma accettare che il Corriere possa finire per essere ancora più di élite, (a pagamento) vorrà dire tagliar fuori una bella fetta di utenti, ora che le élite sembrano anche piuttosto decadenti...
Gioisce su twitter Affaritaliani.it che con una promozione comparativa sottolinea la gratuità dell’informazione.
Ma in cuor suo credo che come un tifoso delle altre squadre, non sarebbe lieto di vincere un campionato di serie A senza la Juventus.

E noi, più irriverenti, nemmeno. Tanto che anche le ipotesi dei nomi in gioco ad oggi non ci soddisfano; scrivevo tempo fa, quando sembrava imminente la chiusura con De Bortoli, e si faceva il nome ad aprile del direttore Calabresi.
I lettori sembrano più eccitati ad avere Gramellini direttore della Stampa che altro. 
Entrando in merito, infine, alla proposta di Angelo Perrino nel suo editoriale: credo il Corriere della Sera già abbia vissuto il trauma dello sradicamento da Via Solferino per poter perdere anche l’impronta milanese.

Un’impronta che oggi abbiamo imparato ad apprezzare.

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