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E-commerce, il futuro è ibrido. "Utenti un passo avanti alle aziende"

twitter@paolofiore

Tempo di connessione in aumento, utilizzo in crescita per la connessione ai social network e e-commerce pronto alla definitiva consacrazione: l'Italia è un paese per smartphone. Ormai il 40,3% degli italiani usa il proprio dispositivo mobile per connettersi ai social network. E oltre due terzi degli utenti lo fanno fino a tre ore al giorno, spesso (nel 17,3% dei casi) mentre guardano la tv.

Sono i dati di uno studio dell'Università Bicocca e della mobile marketing application platform modomodo. Fabio Maglioni ne è il fondatore. E con Affaritaliani.it discute del futuro dell'e-commerce, sempre più mobile. "Gli smartphone hanno cancellato il digital divide e aperto all'esplosione del settore". Anche se solo il 4% delle aziende vende online. "I consumatori sono un passo avanti". Le imprese sono frenate dal fatto che l'e-commerce "non ha una storia: l'investimento è un atto di fede". Il futuro? Non sarà tutto online. "I nativi digitali occuperanno il fisico e il fisico occuperà il digitale. E nascerà un terzo modello..."

L'INTERVISTA

Fabio Maglioni, cos'è modomodo?
Siamo una mobile marketing application platform. Abilitiamo le aziende a trasformare ogni device in un'esperienza di valore, attraverso la creazione di app. La piattaforma è in grado di portare in mobilità i processi chiave delle aziende quali m-commerce, couponing, funzionalità per aumentare la store experience.

Come dimostra la vostra ricerca, l'Italia è tra i paesi con la maggiore penetrazione di smartphone. L'e-commerce comincia a correre solo adesso. Come mai questa doppia velocità?
L'Italia risentiva (e risente ancora) del digital divide classico, quello dei pc. La crescita dell'e-commerce e la diffusione dello smartphone arrivano nello stesso momento. Perché lo smartphone ha abbattuto il digital divide, grazie anche al touch, un'interfaccia più naturale che ha permesso l'utilizzo anche a chi non ha confidenza con la tecnologia. E dal punto di vista infrastrutturale, siamo tra le reti più sviluppate d'Europa.    

L'e-commerce cresce a ritmi elevatissimi, ma solo il 4% delle aziende vende online. A essere in ritardo sono le imprese o i consumatori?
I consumatori sono un passo avanti. Le imprese hanno sempre ricevuto una risposta positiva. Questo significa che il consumatore è già recettivo e che il mercato è già pronto. Ma le imprese si trovano ancora in una situazione di disagio. I cambiamenti del mercato sono sempre stati lenti, 5-10 anni. Il boom ha fatto sì che in meno di due anni si aprissero scenari mai visti prima. Fino a poco fa incontravamo distacco e scetticismo. Adesso c'è impreparazione: voglia di esserci ma difficoltà ad adattare le organizzazioni alle nuove logiche. Non si tratta solo di fare un'app. E' necessario integrare l'intera strategia di business. Faccio un esempio: se crei un'applicazione che permette agli utenti di fare un prenota e ritira, sarà necessaria una gestione integrata dei magazzini.

E' un ritardo culturale o legato ai costi?
Il budget rappresenta un elemento di freno. Non perché le aziende siano costrette a investire grosse cifre, ma perché è un settore senza una storia. L'investimento è un atto di fede. Ma gli investimenti stanno arrivando e arriveranno: c'è troppa spinta.

Come vede l'e-commerce tra cinque anni? Prevarranno le app o il businesss fisico reggerà all'impatto?
Difficile dirlo, è un mondo in evoluzione. Non credo ci sarà un solo sistema, ma una crescente commistione. Chi ha un modello solo digitale, chi è nato e-commerce, tenderà a occupare un po' il fisico. E il fisico tenderà a occupare il digitale.

Il futuro è nella diversificazione del canale di vendita...
Esatto. Un volta i compiti erano divisi: il fisico presidiava il territorio, il digitale le persone. E' una distinzione che oggi non regge. Chi presidia il territorio non può farlo in tutto il pianeta, anche perché il consumatore è sempre più nomade. Dall'altro lato, l'e-commerce ha compreso alcuni limiti: la necessità della percezione fisica di un bene o la paura di un pagamento online. Ma potrebbe nascera anche un terzo modello, che fino a ora non esiste: alcune aziende potranno scegliere di fare solo showrooming. Apro dei punti vendita dove in realtà non vendo ma faccio esposizione. Chi viene guarda il bene, ha la possibilità di toccarlo, lo inquadra e lo compra con un'app e io glielo spedisco a casa.

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