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Fca, informazione indipendente a rischio? Polemica sul commento di Giannini

Il caso Fca continua a tenere banco anche oggi, non solo per le implicazioni economiche, ma anche per l'aspetto legato al giornalismo e all'informazione. La giornata è iniziata con un botta e risposta tra il direttore del La Stampa Massimo Giannini e il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, sul prestito garantito dallo Stato a Fca. Un dibattito molto acceso anche sul web, con prese di posizione da parte di diversi giornalisti e commentatori. 

L'ARTICOLO DI MASSIMO GIANNINI SU "LA STAMPA"

Con il titolo "Quel virus tra politica e giornali", Massimo Giannini sulla prima pagina della Stampa scrive che "certa politica, in Italia, non perde mai i vecchi vizi. Il gruppo Fca, satellite della galassia Exor cui appartiene anche questo giornale, concorda con Banca Intesa e Sace un prestito da 6,3 miliardi, coperto da garanzia statale secondo le nuove norme previste dal decreto Cura Italia. Si scatena una polemica, a sinistra ma non solo a sinistra, contro quei gruppi industrial-finanziari che 'chiedono aiuti all’Italia' ma poi 'mantengono la sede fiscale all'estero'".

Giannini ricorda le critiche di Orlando all'operazione e le sue parole a Il Fatto Quotidiano che traduce: per il dirigente dem i quotidiani del gruppo Exor "sarebbero i bracci armati di un contropotere che vuole 'buttare giù il governo'". Giannini nega che ci sia una "congiura" o che qualcuno abbia mai "ordinato" alcunché al giornale e afferma che l'unico padrone a cui risponde il giornalista è il lettore. Poi contrattacca e lamenta un "fetido venticello della calunnia sparata a caso e un tanto al chilo che finisce per avvelenare tutti i pozzi".

la stampa oggi
 

E conclude spiegando che non ci si può lamentare degli odiatori che calunniano Liliana segre o Silvia Romano: "in fondo anche le semplificazioni di Orlando nascono dallo stesso 'agente patogeno': la strumentalizzazione sistematica, i soliti sospetti, l'eterno cui prodest. Un virus pericoloso che indebolisce la democrazia". 

Immediata la replica del vicesegretario dem: "Secondo il direttore de La Stampa poiché ho osato ipotizzare che alcuni soggetti dell’informazione potrebbero essere condizionati dagli interessi dei loro editori, nell’attuale fase politica, sarei praticamente alla stregua (poiché colpito dallo stesso virus, usa proprio questa felice e tempestiva metafora) di coloro che sui social linciano quotidianamente Liliana Segre e Silvia Romano. E questo a causa della rozzezza del mio ragionamento". "Il suo, in effetti, è assai più raffinato. Buona giornata" conclude Andrea Orlando.

Ma l’articolo di Massimo Giannini fa discutere il mondo dell’informazione. Da molte parti il direttore Giannini viene accusato di "mancanza di indipendenza e credibilità". L'ex giornalista di Repubblica Beppe Lopez, nel suo gruppo Facebook infodem.it informazione e democrazia, scrive: “il bravo Massimo Gianni è diventato direttore, ma con l'editoriale di oggi ha perso molto valore sul mercato dell'indipendenza e della credibilità”. Anche l'ex giornalista de L'Unità e del Corsera Michele Anselmi critica Giannini scrivendo su un post Facebook che "Alla fine anche Massimo Giannini, neo direttore di La Stampa ma col cuore ancora dentro La Repubblica, ha deciso di dire la sua in prima pagina sulla faccenda del prestito di 6.3 miliardi chiesto da Fca allo Stato. Ma prendendola dal punto meno scivoloso, cioè quello delle frecciate tra politica e giornali - spiega Anselmi - Lo spunto? Una frase del vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, specie laddove si diceva: “Anche gli editori, diciamo non puri, sono interessati a gestire o almeno a sfruttare, questo momento”. Il riferimento era alla Gedi, ovvero alla Exor, ovvero agli Agnelli, quindi alla Fca".

Anselmi va avanti e scrive ancora: "In un colonnino di spalla, stamattina, la replica di Giannini, sotto un titolo che recita: 'Quel virus fra politica e giornali'. Addirittura un virus? Articolo lungo, meditato nel tono, un po’ vittimista, il cui nocciolo sta, mi pare, in queste frasi che ricopio qui sotto. 'Spiace dirlo ma è questo fetido venticello della calunnia sparata a caso e un tanto al chilo che finisce per avvelenare tutti i pozzi. (…) L’unico ‘padrone’ al quale risponde la libera informazione è il suo lettore, che ogni giorno sceglie consapevolmente il suo giornale, il suo sito Web, il suo blog. Chiunque contesti questo diritto di informare e di essere informati, provando a far tacere le voci dissonanti in base al principio che tanto lo fanno per conto di chi paga lo stipendio, contribuisce a rendere sempre più scadente e deprimente il discorso pubblico'. Infine, (scrive sempre Anselmi riportando le parole di Giannini) 'Le semplificazioni di Orlando nascono dallo stesso ‘agente patogeno’: la strumentalizzazione sistematica, i soliti sospetti, l’eterno ‘cui prodest’. Un virus pericoloso, che indebolisce la democrazia'. Vabbè - conclude Anselmi - Pare evidente, in ogni caso, che sia La Stampa, sia La Repubblica non saranno più credibili d'ora in poi ogni volta che i due giornali dovranno parlare di interessi più o meno legati alla Fca. Quanto alla metafora del virus, francamente, coi tempi che corrono, l’avrei lasciata da parte".

Approfondisce il tema sull'indipendenza dell'infromazione anche il giornalista Roberto Seghetti: "Oggi Corriere e Repubblica - scrive Seghetti su Facebook - vanno letti appaiati. Sul primo Paolo Mieli spande miele con punte acuminate: ma quali attacchi al governo! Conte va bene, il Pd pure, basta che uccidano i 5 stelle e facciano quel che gli si chiede. Su Repubblica programma alla "volemose bene" con gli elettori e i lettori progressisti, ma nel rispetto della mission, stilato da un pensoso Ezio Mauro dopo le discussioni sul posizionamento del giornale governato da nuovi editori: capitalismo coniugato con welfare e democrazia, ecco ciò che va fatto. Cambiamento d'orizzonte? Ma no: il timone è fermissimo - e continua -

"E' solo che la sgradevole e arrogante aggressività della Confindustria e di diversi commentatori sensibili - diciamo così, ad alcuni ambienti imprenditoriali in intesa con qualche pezzo della maggioranza, hanno suscitato fastidio e reazione corali. Tra la gente e non solo. Superato il punto di sopportazione possibile, Andrea Orlando, vicesegretario Pd, ha alzato la voce e posto chiaramente il problema con un'intervista a Il Manifesto. Non era solo una protesta. Era un chiaro avvertimento politico della sinistra Pd: a chi mostra i canini si possono anche non fare sconti. E non è detto che il governo Conte si possa ribaltare davvero nel prossimo futuro - e ancora - A qualcuno devono essere fischiate le orecchie e si è accorto che le minacce dei nuovi dirigenti della Confindustria sono apparse un po' troppo bru bru in un momento così delicato e importante per le piccole, le medie, ma anche per i gruppi più importanti". Insomma un vero e proprio terremoto nell'informaizione italiana con accuse e contro-accuse fra giornalisti, direttori e politici.  

 

 

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