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Un milione gli italiani seguono online il video inaspettato sulla corruzione, con discussioni e commenti in diretta, mentre il film schizza al primo posto nella classifica dei più visti nella rete. E' l’effetto scatenato, in poco più di due settimane, dalla campagna realizzata dal Gruppo Mccann Italia per il marchio Fiorucci, che ha posto il tema della corruzione al centro di un dibattito molto acceso sul web.

Il film è il primo fenomeno in Italia di campagna in stile “mockumentary”, ovvero un documentario che con il pretesto di essere tutto inventato, finisce per dire più verità di un’inchiesta, prendendo spunto, con estrema lucidità e ironia, dal numero impressionante di scandali e di vicende legate a fatti di corruzione che si susseguono nel nostro Paese. L’idea parte da una considerazione sulla corruzione dilagante in Italia. Il film nasce, infatti, da quelle che oggi sono considerate, purtroppo anche all’estero, due peculiarità italiane. L’Italia è sicuramente il Paese col più straordinario patrimonio culinario, di cui l’azienda Fiorucci, testimonial del film e la tradizione norcina che rappresenta sono accreditati ambasciatori, ma è anche uno dei paesi più corrotti d’Europa.

Il film tratta con ironia il problema, con la precisa volontà di dare enfasi a questo fenomeno, affinché ne sia evidente la gravità; anche perché la corruzione non è più ormai un fenomeno legato alle tangenti della Pubblica Amministrazione, ai favori ai potenti; la corruzione è una questione anche morale, e dilaga nei comportamenti quotidiani di molti cittadini. Ce ne siamo così tanto abituati che non la vediamo più, o non la riconosciamo più come tale.

La risata amara degli italiani nella rete. Ecco una sintesi del “sentiment” del popolo della rete, fra gli oltre 3mila commenti generati dal film in poco più di due settimane. C’è chi ironizza e dice che per 10Kg di mortadella starebbe zitto come una statua, chi avendo una predilezione per i salumi farebbe l’assessore pur di farsi corrompere, oppure chi sottolinea che da decenni i politici si vendono per un maialetto e chi più semplicemente sostiene, di aver utilizzato una scheda elettorale per incartare una fetta di mortadella. Ma l’ironia si alterna con l’amara realtà e qui il popolo della rete diventa severo, spietato e denuncia: che non si tratta affatto di uno scherzo, e non si tratta solo di salumi, è un uso frequente vedere imprenditori ottenere finanziamenti dai funzionari regionali, dietro scambio di prodotti alimentari. Chi pensa che il nostro sia un popolo corrotto nel Dna e non vi sia via di uscita, chi critica il comportamento dei politici, del governo e dei preti e pensa che non sia possibile immaginare un cambiamento se prima non rivediamo la scala dei valori della nostra società. La grande questione che infine emerge dalla rilettura di questi commenti è la nostra incapacità di voltare pagina.

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