Di Daniela Brancati
Era una tranquilla domenica sera, ieri sera. Mi accingevo a guardare Report e così ho ‘beccato’ la coda di Che tempo che fa. Collegamento e Fazio chiede a Gabanelli di che si parla. Lei inizia col suo solito tono monocorde che io amo tanto perché mi sembra un antidoto alla sguaiatezza dei tempi nostri e della nostra tv. E poi, ahimè, passa velocemente ad altro. Spiega che la politica le fa ‘orrore’, che ‘siamo qui per un ruolo di supplenza’.
Erano già così poche le cose da vedere sul cosiddetto servizio pubblico tv per il quale paghiamo controvoglia il canone. Fra queste i servizi di Gabanelli come un appuntamento obbligato. Obbligato perché se vuoi sapere qualcosa che sfugga alle censure e alle autocensure, lì lo trovi. Obbligato perché tanto più la conduttrice mantiene la sua freddezza, tanto più i suoi servizi scaldano il pubblico. Obbligato perché quando una conduttrice ti parla con tono pacato hai l’impressione che faccia quel mestiere come va fatto, al servizio del pubblico e non della propria gloria o fazione.
Allora dico io ma davvero sono bastati quei 4000 e passa voti del web grillino a farle credere che il suo ruolo è politico? Ma davvero lei pensa che il giornalismo debba esercitare un ruolo di supplenza? Se è così mi cade un mito: quello di Milena giornalista vera e tosta che non cede alle tentazioni alle quali altri divi della tv hanno ampiamente ceduto. Il giornalismo è il cane da guardia del potere, se si trasforma in potere esso stesso cambia natura.
Il giornalista (la in questo caso) non è protagonista, perché protagonisti sono i fatti, non può farsi partito, altrimenti abbia il coraggio di candidarsi e via. Questa confusione fra politica e giornalismo, con i partiti che vogliono condizionare l’informazione e viceversa e con i giornali che vogliono fare i partiti, ha già fatto molti danni in Italia e i danni sono sotto gli occhi di tutti. Cara collega Gabanelli, ripensaci. Resta con noi come giornalista egregia, e non come supplente del potere.
