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Grasso straparla di "Effetto Foa" in Rai

 

Il solitamente accorto Aldo Grasso dalle colonne del Corriere della Sera, cede anch’egli alla narrazione di una Rai autarchica e fascistissima ed “accusa” nell’azienda pubblica un fantomatico “effetto Foa” che, per una sorta di mistica attrazione naturale, attirerebbe concetti e archetipi del ventennio, periodo storico che molto deve aver influenzato gli italiani, visto che ne parlano ancora tutti i giorni e direi a tutte le ore dopo tanti anni.

Il casus belli un twitter di RaiPlay che infilava un “Quando la Rai si chiamava Eiar” in un messaggio sulla rievocazione alla Scala di Attila.

Apriti cielo.

La Rai non si è chiamata mai Eiar” ribatte Grasso per epoi ammettere che “la Rai nasce sulle ceneri dell’Eiar”, ma che “non c’è stata mai una vera fase di discontinuità”.

Ma allora, se lo dice lo stesso Grasso, dov’è il problema?

L’ Eiar (Ente italiano per le audizioni radiofoniche) nacque con un regio decreto legge del 1927 per volontà di Benito Mussolini che aveva intuito tutto l’enorme potenziale propagandistico del mezzo da poco nato.

Ma con questo metro dovremmo dire che l’ EUR, quartiere di Roma, non fu mai chiamato Esposizione Universale Roma, oppure che il Foro Italico non è l’erede del Foro Mussolini.

Più che si attenzione alla storia sembra trattarsi di una sorta di coda di paglia, di un riflesso patellare per cui ogni sintagma che si scopra avere origini nel ventennio è già a priori dannato e s e meritevole di biasimo.

Ne si vede poi come possa Marcello Foa, Presidente della Rai, “ispirare” addirittura i tweet di un anonimo redattore. Si è capito che Foa non è simpatico a “lor signori” ma attribuirgli pure una manovra occulta sull’ Eiar appare francamente troppo.

Qui Grasso sembra piuttosto essere preda del virus del complottismo che tanto odia nei grillini.

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