La guerra Cina-Usa sull’IA, Pechino lancia DeepSeek V4
La startup cinese DeepSeek ha rilasciato il nuovo modello di intelligenza artificiale DeepSeek-V4, atteso da diverse settimane. Il lancio avviene in una giornata segnata dalla replica di Pechino alle accuse della Casa Bianca relative a un presunto plagio su scala industriale dei modelli di IA sviluppati negli Stati Uniti.
DeepSeek-V4 si declina in due architetture tecniche con specifiche operative differenti. La versione denominata Pro e’ strutturata per l’esecuzione di compiti computazionali complessi, focalizzandosi sull’elaborazione logica avanzata, l’autonomia di esecuzione degli agenti e l’estensione della base di conoscenza generale integrata. La variante Flash e’ ingegnerizzata con un numero inferiore di parametri al fine di alleggerire il carico infrastrutturale, garantendo tempi di latenza ridotti, maggiore efficienza energetica e costi di operativita’ contenuti.
DeepSeek era balzata agli onori della cronaca mondiale nel gennaio 2025 con il suo modello R1, le cui prestazioni rivaleggiavano con quelle di ChatGPT pur con un costo di sviluppo dichiarato di soli 5,6 milioni di dollari, cifra irrisoria rispetto ai miliardi investiti dai colossi americani.
La notizia aveva fatto crollare le azioni delle principali aziende tecnologiche negli Stati Uniti e in Giappone, tanto che il venture capitalist Marc Andreessen aveva parlato di un vero e proprio “momento Sputnik”. Il gigante cinese Huawei ha reso noto di aver collaborato strettamente con DeepSeek, consentendo ai nuovi modelli V4 di funzionare con l’intera gamma di chip Ascend. Come altri chatbot cinesi, anche gli strumenti di DeepSeek sono stati aspramente criticati per le ‘non-risposte’ sui temi abitualmente censurati da Pechino, come la repressione di piazza Tiananmen del 1989.
Ma tra Usa e Cina è scontro sull’intelligenza artificiale. In questo quadro si registrano le recenti dichiarazioni del consigliere tecnologico della Casa Bianca, Michael Kratsios, secondo cui l’amministrazione americana possiede prove dell’utilizzo clandestino di architetture statunitensi su scala industriale da parte di entita’ straniere, prevalentemente cinesi, per replicarne le capacita’. La replica di Pechino e’ giunta attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, Guo Jiakun, che ha definito le accuse infondate e parte di una campagna diffamatoria contro l’industria nazionale dell’IA, chiedendo a Washington di interrompere le politiche di contenimento tecnologico.

