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Internet of things, dalle idee al mercato: “Una casa smart entro 5 anni”

Sembrava l’eterna promessa della tecnologia. Ma forse ci siamo: il 2015 potrebbe essere l’anno della consacrazione per l’internet degli oggetti (Iot). “Stiamo andando nella giusta direzione perché, accanto alle idee, stanno emergento mercati prolifici e modelli di business”. Ne è convinto Emanuele Angelidis, ceo di Breed Reply, incubatore della multinazionale italiana Reply.

Proprio nel settore Iot, Breed Reply ha appena investito 2.435.000 sterline per quote di partecipazione che variano dal 20% al 70% in tre startup. Una è italiana. Si chiama BrainControl e ha sviluppato una tecnologia che aiuta a comunicare chi è affetto da malattie come la Sla o la sclerosi multiplautile. Attraverso un dispositivo posizionato sulla testa, BrainControl interpreta l’attività cerebrale corrispondente a determinate azioni, consentendone l'utilizzo di dispositivi esterni. Come un tablet o uno smartphone.

Le altre due "elette" sono Cocoon e Greeniant. La prima è una startup Inglese che ha ideato un sistema di allarme realizzato per adattarsi all’ambiente. Per installarlo basta una presa della corrente. Greeniant, olandese, ha ideato una soluzione che analizza i dati dei consumi energetici. Uno strumento utile per le famiglie, che sapranno quanto sprecano e quale elettrodomestico costa di più. Ma una mappa importante anche per le aziende, la PA e chiunque abbia bisogno di risparmiare energia. Cioè tutti. 

Perché la IoT non è solo elettrodomestici che dialogano tra loro. È anche wearable, energia, salute, sanità. È davvero tempo di rivoluzione? L’Intervista a Emanuele Angelidis (nella foto)  

Emanuele Angelidis CEO Breed Reply
 

L’INTERVISTA

Se ne parla da tempo. È l’anno della consacrazione per l’Internet delle cose?
Le idee proliferano ovunque: Europa, Africa, Cina, Usa. E in più c'è un fattore decisivo: la grande attenzione del mercato. Stiamo parlando di un comparto che, secondo IDC, varrà 7 mila miliardi di dollari nel 2020. Potrebbe arrivare a 15 mila miliardi nell’arco di 8-9 anni. Il 2015 sarà di certo un anno positivo, perché oltre alle tecnologie stanno emergendo modelli di business innovativi. La direzione intrapresa è quella giusta.

Il wearable è un grande protagonista di questi mesi. Anche se (come insegnano i Google Glass) non si può dire che abbia ancora sfondato. Come mai?
La IoT è un elemento di discontinuità. È talmente pervasivo che bisogna fare dei test e capire dove il mercato sarà più ricettivo. Vedo già degli esempi di successo, come i braccialetti per il fitness. Ma, senza soffermarci sul caso puntuale, è evidente che c’è movimento. E va gestito. C’è il tema della mole di dati prodotti. E quello della sicurezza: dalla privacy per i cittadini alla cybergcecurity per le imprese.

Tra le start-up selezionate ce n’è una italiana. Com’è la scena del nostro Paese per quanto riguarda la IoT?
Dinamica e viva. Se fino a qualche anno fa c’era l’esigenza di andare verso la West Coast e il mito della Silicon Valley, oggi molti Paesi hanno creato un ecosistema dove le startup possono crescere.

Spesso le buone idee però restano solo buone idee…
È vero. Per questo il nostro approccio offre tre tipi di servizi. Il funding è solo il primo. C’è poi la fase del trasferimento delle competenze: marketing, logistica, finanza, tech. Aiutiamo gli sturtupper a sviluppare le loro idee in modo da uscire dal garage. Spesso manca una organizzazione strutturrata. Serve quindi un vero e proprio management aggiunto, che opera per 12 mesi. Fino al terzo passo: go to market.

In molti casi è ques'ultimo passo che manca...
La nostra esperienza ci dice di guardare sempre la qualità dei fondatori oltre alle potenzialità del mercato. E' importante capire se sono competenti ma hanno anche sensibilità del mercato. Oggettivamente una parte della difficoltà arriva dai fondatori. Spesso manca una vision. Si innavmorano dell'idea e si dimenticano del mercato reale. In altri casi la vision c'è già, ma manca la forza lavoro.

L’idea più classica della IoT è quella della smart home, la casa iper-connessa. Tra quanto questa idea potrebbe diventare matura?
Perché si concretizzi servono due passaggi. Il primo: le applicazioni si svilupperanno in modo verticale, perfezionando le singole funzioni. Poi ci saranno l'integrazione e semplificazione. Non ha senso impazzire per coordinare 10 oggetti. La smart home ha senso solo se semplifica la vita dei consumatori. Vedo una domotica evoluta e connessa da qui a 4 o 5 anni.

@paolofiore

Tags:
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