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La Ragione, Fulvio Giuliani direttore ma senza essere iscritto all’Ordine dei Giornalisti? Scoppia il caso. Che cosa rischia

Giuliani sarebbe stato infatti cancellato dall’0rdine dei Giornalisti della Lombardia il 25 ottobre 2022

La Ragione, Fulvio Giuliani direttore ma senza essere iscritto all’Ordine dei Giornalisti? Scoppia il caso. Che cosa rischia

La Ragione, scoppia il caso Giuliani: ecco che cosa sta succedendo

Una bomba a orologeria sarebbe esplosa nel pomeriggio di lunedì durante l’assemblea straordinaria dei soci della cooperativa “La Ragione – Le ali della libertà”, convocata per deliberare lo scioglimento anticipato della società e la nomina di un liquidatore. Quello che doveva essere il triste ma ordinario epilogo di un’esperienza editoriale durata cinque anni, si sarebbe trasformato in un durissimo atto d’accusa che rischia ditravolgere i vertici della testata e aprire un caso senza precedenti nella storia del giornalismo italiano. Il socio ed ex caporedattoreVittorio Pezzuto ha preso la parola depositando agli atti un documento (di cui siamo venuti in possesso) che delinea uno scenario di «assoluta illegalità»: per ben 44 mesi, il direttore responsabile del quotidiano e amministratore della società, Fulvio Giuliani, avrebbe firmato il giornale senza essere iscritto all’Albo dei giornalisti.

I numeri dello scandalo: 927 numeri “fuorilegge”

Secondo quanto denunciato da Pezzuto, supportato da due Pec ufficiali inviate dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia (datate 21 maggio e 15 luglio 2026, firmate entrambe dalla coordinatrice Anna Contini), Giuliani sarebbe stato infatti cancellato dall’Ordine stesso il 25 ottobre2022. Il calcolo presentato in assemblea è impietoso: su 1.290 numeri complessivi distribuiti da “La Ragione” tra edicola e online, solo 363 (il 28,14%) risulterebbero in regola con la Legge sulla stampa n. 47 del 1948. I restanti 927 numeri (il 71,86%) sarebbero stati firmati da un soggetto non legittimato, configurando il reato di esercizio abusivo della professione (art. 348 c.p.). «Per 44 mesi, a nostra totale insaputa, siamo stati diretti in sala operatoria da un signore che diceva di essere un medico ma non lo era» avrebbe attaccato Pezzuto durante il suo intervento. «Ha rotto in maniera inequivocabile e continuata il rapporto di fiducia con il socio sostenitore, gli altri membri del Cda, l’assemblea dei soci e l’intera redazione del quotidiano».

Le chat di WhatsApp e le accuse di falso in atto pubblico

Il dossier depositato agli atti non si fermerebbe alla pur grave questione dell’iscrizione. Agli atti sono stati allegati anche messaggi WhatsApp e documenti ufficiali che aggraverebbero la posizione di Giuliani. In un messaggio del 16 ottobre 2024, indirizzato a una collaboratrice che chiedeva la firma per il tesserino da pubblicista, il direttore liquidava la questione parlando di un generico «problema burocratico relativo alla mia registrazione… moriremo di burocrazia». Ma c’è di più. A Giuliani vengono contestati anche due presunti falsi in atto pubblico. Il direttore avrebbe firmato in data 12 settembre 2023 e 19 febbraio 2024 moduli indirizzati agli Ordini di Piemonte e Lombardia a favore di due collaboratori (che avevano i titoli per diventare rispettivamente professionista e pubblicista), dichiarando formalmente di essere iscritto al Consiglio regionale della Lombardia nella categoria “professionisti”. Una circostanza che, alla luce delle stesse Pec dell’Ordine della Lombardia, si sarebbe rivelata falsa.

Il ruolo dell’Ordine dei Giornalisti e il whistleblowing

Il caso promette di allargarsi anche a livello istituzionale. Pezzuto ha annunciato di aver attivato immediatamente le procedure di whistleblowing segnalando il tutto all’organismo di vigilanza della società per imporre il self cleaning del CdA. Nel suo mirino sarebbe finito anche il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, Riccardo Sorrentino, accusato di essere venuto meno ai doveri di vigilanza e all’obbligo di denuncia formale all’autorità giudiziaria in quanto pubblico ufficiale (ex art. 331 c.p.p.) pur essendo a conoscenza della cancellazione. Una segnalazione al Consiglio di disciplina territoriale è già stata inviata, con la promessa di ricorrere al Consiglio nazionale in caso di inerzia.

Un danno reputazionale immenso

La vicenda si conclude con una nota amara per il corpo redazionale e per le grandi firme che in questi cinque anni hanno prestato il proprio nome alla testata di area laica e liberaldemocratica (fra queste quelle di Luca Ricolfi, Paolo Armaroli, Giancristiano Desiderio, Andrea Cangini e molti altri). A nulla sembrerebbe valere il tardivo reinserimento di Fulvio Giuliani nell’Ordine, avvenuto lo scorso 23 giugno. «Il rispetto della legge non è una lampadina che si può spegnere e riaccendere a piacimento e il passato non può essere in alcun modo sanato», ha concluso Pezzuto, che ha fatto mettere a verbale il suo intervento. Giuliani, che era presente all’assemblea, sarebbe rimasto in silenzio e non ha replicato in alcun modo alle accuse di Pezzuto. Curiosamente, continua invece a partecipare a trasmissioni tv quale direttore de “La Ragione”, una testata che dallo scorso 2 giugno ha interrotto le sue pubblicazioni in edicola e online. La cooperativa va verso la liquidazione, ma la battaglia legale e giudiziaria è appena iniziata.

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