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Mediaset Premium: la Juve perde, Berlusconi piange (e torna al Nazareno)

C'è un milanista che piange per la sconfitta della Juventus all'Allianz Arena: è Berlusconi. Mediaset Premium ha investito la bellezza di 230 milioni sui diritti della Champions League per il triennio 2015-2018. Ma, a differenza di quanto avvenuto lo scorso anno, le italiane sono già tutte fuori.

Niente quarti per Juve e Roma, quando d'avanti ci sono ancora due mesi di competizione. Una brutta notizia per il ranking Uefa quanto per Premium: la pay tv di Mediaset aveva lasciato gli spiccioli ai suoi canali in chiaro e puntato molto proprio sulle italiane. Scarna anche la copertura post-portita, striminzita su Italia 1 e molto più corposa sul satellite.

Gli altri continueranno a giocare, ma è difficile pensare che l'addio delle italiane non avrà un impatto sugli ascolti (già sotto la linea di galleggiamento). Anche perché, senza le italiane e con partite di grande livello, è improbabile che uno spettatore si scomodi per acquistare (ad esempio) un Bayern-Real quando in chiaro potrebbe “accontentarsi” di un Manchester City-Barca.

Oltretutto, Premium dovrà fare i conti anche con la League 1. La prima lega francese, altro investimento del trienni (anche se molto meno corposo), è già finita: il Paris Saint Germain ha vinto con otto turni di anticipo il più noioso campionato francese della storia.

Male, per il Biscione, cui avrebbe fatto comodo la leva degli ascolti mentre tratta la vendita di Premium a Vivendi. Ma Berlusconi la sa lunga. E gioca la negoziazione su più tavoli. Il primo è quello pubblicitario. Mediaset ha rimesso i fari sulla tv, dove (a gennaio) è finito il 66% della raccolta pubblicitaria. Una maggioranza che non si verificava da anni. L'altro è un tavolo politico, volto ad arrivare a un nuovo Nazareno. Questa volta non è un accordo politico. O non lo è in primis.

Secondo le indiscrezioni che circolano, Silvio Berlusconi avrebbe scelto Bertolaso per perdere e fare un favore al candidato del Pd Roberto Giacchetti. Perché? La carriera politica di Berlusconi (almeno come aspirante presidente del Consiglio) è finita. E anche lui sta iniziando a farsene una ragione, con un rinnovato interesse per i suoi affari (comunque mai persi di vista). Ecco allora la mossa politica in ottica economica: Berlusconi smonta il centrodestra a Roma per oleare le ruote del governo, in modo da facilitare la vita di Vincent Bolloré in Telecom.

Naturalmente, non si tratta di altruismo: Bolloré se ne ricorderebbe quando dovrà stringere la mano a Berlusconi nella costruzione di quel nuovo polo televisivo italo-francese che passa anche per Mediaset Premium. E' noto ormai che le trattative, grazie alla mediazione di Tarak Ben Ammar, sono a buon punto. E gli ambienti vicini a Berlusconi suggeriscono che la scelta di Bertolaso è un altro indizio che l'affare si farà.

 

 

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