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Napoletano (Sole 24 Ore): se vinciamo con il giornalismo siamo liberi

«Se vinciamo con il giornalismo siamo liberi. Se crediamo di vincere con il marketing, anzi con il marketting come diceva il mio amico Colajanni, non vinceremo e saremo meno liberi. Non ce lo possiamo permettere». Innovazione, giornalismo, forza dei contenuti. Il direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano è intervenuto così davanti ai rappresentanti del mondo dell'editoria nazionale e Usa e agli oltre 200 fra docenti e studenti in platea per la seconda e ultima giornata del convegno “Crescere tra le righe”, organizzato dall'Osservatorio Giovani-Editori, presieduto da Andrea Ceccherini.

Intervistato da Bruno Vespa, il direttore del Sole 24 Ore ha toccato temi economici: dalla crisi («l'Italia ha combattuto una terza guerra mondiale assieme alla Spagna e alla Grecia e l'ha persa»), alla ripresa che si affaccia («ci sono segnali di speranza, sui quali dobbiamo investire, ma noi dobbiamo recuperare danni di guerra»), alla necessità di investire sui giovani («se troveremo qualcuno in grado di investire veramente sui giovani, non con detrazioni per le start up, ma con un credito d'imposta totale, allora i nostri giovani saranno certamente in grado di esprimere il loro talento in casa. Prima lo si fa e meglio è»).

Il fil rouge dell'intervento ha attraversato i macrotemi dell'innovazione. A partire dal giornalismo. «L'innovazione – ha detto - non è una modalità. L'innovazione è un contenuto. Prima viene la testa, vengono i contenuti, poi viene l'innovazione tecnologica che è un fantastico moltiplicatore di quel valore e di quel contenuto. Ma se noi non siamo capaci di produrre informazione di qualità, se non siamo capaci di produrre un'informazione alla quale il mercato riconosce un valore, quindi se non siamo capaci di farla pagare, l'editoria muore. Puoi fare lo smartphone migliore del mondo, ma non riuscirai ad andare avanti. Noi invece dobbiamo fare informazione di qualità».

Ma cosa vuol dire informazione di qualità? «Io guardo alla nostra esperienza, quella del Sole 24 Ore», ha risposto Napoletano. «Noi - ha detto - abbiamo fatto Rating 24. Per qualsiasi governo noi siamo lì. Si fanno le riforme? Noi ogni mese andiamo a vedere quante riforme sono state attuate. E ogni sei mesi verifichiamo quanto di quelle riforme attuate ha avuto effetto sul mercato di riferimento. Questo vuol dire fare il Sole 24 Ore, coniugare rigore e giornalismo investigativo, fare giornalismo di qualità: trasformare uno strumento di lavoro da utile a indispensabile».

Il digitale in questo caso è un alleato. «Quanta ideazione e quanto giornalismo c'è - aggiunge Napoletano - nell'aver inventato 11 quotidiani nuovi di zecca?». Dieci di questi sono orientati a una platea specializzata di lettori – Fisco, Diritto, Lavoro, Casa, Scuola, Sanità, Enti locali, Finanza, Consulente Finanziario, Assicurazioni – e a questi si unisce Italy 24, interamente in lingua inglese e interamente dedicato all'Italia, rivolgendosi alla platea mondiale degli investitori attenti al nostro Paese. Il tutto all'interno di un sistema multimediale con al centro «i quattro giornali in uno» in cui si sostanzia il Sole 24 Ore ogni giorno in edicola. «Abbiamo pensato a un abito su misura per i nostri lettori», ha aggiunto Napoletano. Il risultato in termini economici? «Oltre il 50% dei nostri ricavi da contenuto informativo è digitale. Nel 2014 abbiamo realizzato 9,7 milioni di euro da ricavi digitali da contenuti informativi in più. Nel primo trimestre ne abbiamo totalizzati altri 2,2 milioni in più, crescita su crescita».

Alla base di tutto però c'è il brand e la forza dei contenuti del Sole 24 Ore. «Se qualcuno mi chiedesse che cos'è il Sole - ha affermato Napoletano - risponderei che è un giornale che si sforza ogni giorno di assicurare un racconto veritiero del Paese. Se davvero si vuole capire cosa è successo nell'economia, nella società e nelle istituzioni di questo Paese, Il Sole 24 Ore c'è e fa il suo lavoro, attraverso i numeri, il confronto comparativo-competitivo, attraverso il racconto sempre fattuale, per capire in profondità dove si è sbagliato e che cosa invece si è fatto di giusto». Nel panorama della stampa a livello nazionale «ci sono troppi retroscena che non arrivano mai alla scena. Noi raccontiamo i fatti, li svisceriamo attraverso i numeri, cerchiamo di separare la fuffa dalla sostanza. Spieghiamo la scena con un modo di fare informazione che ambisce a essere riconosciuto».

articolo di Andrea Biondi pubblicato su Il Sole 24 Ore di domenica 24 maggio
 

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