Assemblea di fuoco a Sky e (per ora) nulla di fatto. I giornalisti si riuniranno il 13 maggio, alle 15, per decidere se stabilizzare 14 precari. Qual è il problema? Che a tirar fuori i soldi non dovrebbe essere solo l’azienda, ma anche i colleghi assunti. La proposta è questa: un prelievo forzoso dell’1,69% sul reddito lordo, che andrà a confluire in un fondo precari. In soldoni, un redattore dovrebbe sacrificare 37 euro al mese. Una somma che salirebbe in proporzione allo stipendio. Mese dopo mese, verrebbero raccolti 412 mila euro, pari al 30% del costo dell’operazione. L’altro 70% sarebbe a carico dell’azienda.
La stabilizzazione riguarderebbe circa il 10% della forza lavoro: i precari sono 14 su 150 dipendenti. Sky, inutile dirlo, è d’accordo. Il cdr anche. Ma la redazione si è spaccata. A rendere la situazione ancor più tesa, ci ha pensato la Fnsi. Il sindacato dei giornalisti invita a prendere tempo, in attesa di interventi rivolti alla stabilizzazione di giornalisti promessi dal governo Renzi. La Federazione Nazionale Stampa Italiana ha espresso la sua posizione in una nota, che di fatto sconfessa l’accordo tra azienda e cdr.
“Gli annunciati interventi del governo in favore della stabilizzazione dei precari aprono immediate e interessanti ipotesi di accordo tra aziende e sindacati. I principi di riferimento dell’azione sindacale della Fnsi non hanno mai previsto (al di fuori di comprovati stati di crisi aziendale) la possibilità di intervenire con tagli sulla busta paga o sugli istituti contrattuali se non con l’accordo esplicito e personale dei singoli colleghi, che – in ogni caso – non sono in alcun modo impegnati da un’intesa raggiunta dal cdr con l’azienda, anche quando questa fosse approvata a maggioranza dall’assemblea dei giornalisti”.

