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Libro radio popolareImmagine storica: il trasloco di Radio Popolare
da piazza Santo Stefano a via Stradella nel 1992

Lavoratori sul piede di guerra contro l'editore, accusato di avere predisposto un duro piano di ristrutturazione senza avere prima avviato un confronto con i dipendenti. Non stiamo parlando di Rcs, ma di Radio Popolare, l'emittente storica della sinistra milanese. Evidentemente, quando si tratta di crisi, il colore politico dell'editore non serve a evitare le tensioni. D'altra parte la Errepi, società proprietaria di Radio Popolare, non naviga in acque tranquille: l'ultimo bilancio - riporta il Fatto Quotidiano - riporta perdite per 270 milioni di euro su un fatturato di 3,3 milioni. Ragion per cui l'azienda ha presentato un piano che prevede la cassa integrazione per i suoi dipendenti al 20% dello stipendio per 12 mesi.

Un piano al quale giornalisti, tecnici e conduttori (in tutto una quarantina di persone che lavorano nella sede di via Ollearo, coadiuvati da un buon numero di collaboratori esterni) hanno replicato con un comunicato dai toni forti, in cui si denuncia che "il Cda e il comitato esecutivo hanno deliberato l’applicazione della cassa integrazione senza cercare un confronto preventivo con i lavoratori e senza informare per tempo della grave situazione che si stava prospettando".

Ma c'è di più: se nel comunicato si ammette che "il fatto che i dati d’ascolto non siano positivi è una preoccupazione che pervade tutta l’assemblea", fra i dipendenti di Radio Popolare c'è chi, dalle pagine del Fatto, fa intendere che il buco nel bilancio sarebbe da addebitare più a una gestione scriteriata che a una reale crisi, evidenziando che molti lavoratori, giornalisti e non, ricevono stipendi da quadro o da dirigente, mentre ci sarebbero pure due ex direttori e un ex caporedattore che hanno mantenuto i compensi legati alla loro carica. Senza contare che, solo poche settimane fa, il cambio dei vertici della testata giornalistica ha portato a una moltiplicazione delle poltrone che a molti è apparsa inopportuna, passando da due a tre direttori. Allo stesso modo, la gestione della società è passata da un amministratore delegato a un esecutivo composto da quattro persone, con relativi stipendi.

Dal cdr si punta il dito invece sul tracollo della raccolta pubblicitaria, con cui tutte le aziende editoriali hanno a che fare, che si accompagna ai mancati pagamenti di diversi inserzionisti regolarmente andati in onda. E soffre anche l'altro importante canale di entrate al quale tradizionalmente si affida Radio Popolare, quello legato agli abbonamenti, il cui numero è costante calo come quello degli ascoltatori.

Tags:
radio popolarecrisicassa integrazione
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