
@paolofiore
E’ salato il prezzo che Rcs dovrà pagare per l’affitto di via Solferino e via San Marco. Il gruppo ha siglato il contratto preliminare di cessione degli immobili a Blackstone. La trattativa si chiuderà entro il 31 dicembre e il prezzo di vendita, come anticipato, sarà pari a 120 milioni di euro: 30 per l’edificio storico sede del Corriere della Sera, 66 per il ‘Blocco 2’ (l’area che si affaccia su via Moscova) e 24 per il ‘Blocco 3’ (di via Balzan).
Le novità che emergono dal documento riguardano i canoni di affitto. L’importo annuo dei singoli contratti è di 2 milioni per via Solferino, 6,1 milioni per via San Marco e 1,7 milioni per il Blocco 3. Cui si somma il costo di affitto dei posti auto, pari a 510 mila euro e una maggiorazione di 120 euro a partire dal quarto anno. La durata è di almeno 9 anni, con una opzione per altri 6.
In sostanza, a partire dal 2014 e per almeno due anni, Rcs pagherà 10,3 milioni. Il canone è pari all’8,5% di quanto incassato. Il Cdr del Corriere aveva definito “uno sproposito” l’eventualità di un affitto che superasse la soglia del 7%, visto che “un mutuo ipotecario costa oggi a chi lo contrae all’incirca il 3% lordo“.
La redazione del Corriere non si sposta da via Solferino. Per i dipendenti ospitati nell’immobile di via San Marco il discorso cambia. Alla fine del secondo anno, infatti, Rcs si riserva la facoltà di recesso sull’affitto del secondo blocco, il più dispendioso (con un canone di 6,1 milioni l’anno) e il più ampio (con una superficie pari al 62% di quella complessiva). Da qui a due anni tutto può cambiare, ma i vertici si mostrano pronti a lasciare l’immobile. L’operazione sarebbe – si legge nel documento – “funzionale all’ottimale utilizzo degli spazi, anche della sede di via Rizzoli“. In questo caso, il prezzo dell’affitto calerebbe a 4,21 milioni dal terzo anno, per poi stabilizzarsi a 4,45 a decorere dal quarto.
Comunque un onere importante per Rcs. L’attuale management allevia le sofferenze di cassa nell’immediato, ma di fatto, se il contratto di via San Marco verrà rescisso, spenderà in affitto l’intera somma incassata nel giro di vent’anni. Un tampone per il bilancio attuale, appoggiato dagli azionisti-creditori e avversato dai giornalisti, che rischia di scaricarsi sui futuri vertici.
