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Forte peggioramento dei conti per il gruppo editoriale Rcs che ha chiuso il primo trimestre con una perdita netta di 107,1 milioni di euro rispetto a un rosso per 27,3 milioni nel pari periodo 2012. I ricavi netti consolidati si attestano a 285,3 milioni di euro rispetto ai 343,2 milioni nel primo trimestre 2012. La variazione di 57,9 milioni, spiega la società, è attribuibile principalmente al calo dei ricavi pubblicitari e dei ricavi diffusionali, significativamente influenzati dagli andamenti dei mercati di riferimento. L'indebitamento finanziario netto a fine marzo ammontava a 902,4 milioni di euro, contro gli 845,8 milioni di fine 2012.

In altre parole: il passivo sta diventanto insostenibile e l'aumento di capitale da 400 milioni è sempre più vitale. Lo stesso gruppo però ufficiliazza una situzione che la zuffa tra i soci aveva evidenziato nelle scorse settimane: sulla ricapitalizzazione ci sono, afferma Rcs, ''significative incertezze''. Incertezze che "possono far sorgere dubbi significativi sulla capacità del gruppo di continuare ad operare sulla base del presupposto della continuità aziendale". Affermazioni che certificano la crisi profonda di Rcs e lancia un appello agli azionisti che stanno ancora meditando se aderire o meno alla ricapitalizzazione. "Gli amministratori - si legge nella nota della società - tenuto conto del quadro di riferimento sopra descritto e delle iniziative in corso ritengono ragionevole l'aspettativa che il gruppo possa disporre di adeguate risorse per continuare l'esistenza operativa in un prevedibile futuro e, conseguentemente, hanno adottato il presupposto della continuità aziendale per la redazione del Bilancio intermedio abbreviato al 31 marzo 2013''. In Borsa il titolo cede il 2,66%, attestandosi a 0,696.

Sul rosso del gruppo pesa certamente il mercato di riferimento. Secondo i più recenti dati disponibili infatti, il settore pubblicitario registra in Italia a febbraio un calo del 16,5% rispetto al pari periodo 2012, con il mezzo stampa in contrazione del 24,7% (fonte Nielsen), mentre in Spagna a marzo 2013 la flessione risulta pari a 17,7% rispetto al primo trimestre 2012, con il canale quotidiani che scende del 22,9% (fonte ArceMedia). L'indebitamento finanziario netto passa da 845,8 milioni al 31 dicembre 2012 a 902,4 milioni (875,6 escludendo l'indebitamento correlato alle attività destinate alla dismissione).

In queste condizioni resta difficile trovare un acquirente per i periodici Rcs. L'Ad Pietro Scott Jovane aveva previsto che la vendita si sarebbe potuta chiudere nel giro di poche settimane. La trattativa si è rivelata più complicata e si sta ancora trascinando. Rcs dichara l'esistenza di "contatti con potenziali acquirenti". Il tempo stringe: la data limite è stata fissata al 30 giugno. Ancora un mese mezzo. Poi l'epilogo: se non si dovesse trovare un compratore, i perdiodici chiuderanno. Le offerte ricevute nei mesi scorsi per le dieci testate 'in blocco' "non sono state ritenute convenienti rispetto ad altre alternative", ricorda il gruppo editoriale. L'unica strada è quindi l'avvio di una trattativa per ogni singola testata o per un piccolo gruppo periodici. 

Oltre ai periodici, un altro dossier sul tavolo per ridure l'indebitamento è quello immobiliare. Il gruppo potrebbe vendere entro fine anno la sede di via San Marco, nel centro di Milano, con l'eccezione dell'immobile storico di via Solferino, che oggi ospita il 'Corriere della sera'. Il 22 marzo - comunica la società - è stato dato mandato a una banca d'affari per assistere il gruppo nella cessione del complesso; sono stati contattati "una trentina di potenziali investitori italiani ed esteri" per verificarne l'interesse e "ottenere offerte preliminari entro la fine del mese di maggio 2013". Sarà quindi aperta la 'data room' "con l'obiettivo di ottenere offerte vincolanti entro la fine del mese di giugno". "Nel caso in cui le negoziazioni si concludano positivamente - spiega Rcs - si ritiene allo stato che il processo di vendita possa completarsi entro la fine del corrente anno".

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