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MediaTech

 

 

di Stefano Fossati
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Da "100% grandi successi" a "100% cloud". RDS, fra le emittenti radiofoniche più ascoltate in Italia, ha incrementato la propria presenza web negli ultimi sei anni creando una piattaforma multimediale interattiva integrata tecnologicamente con la radio, creando ora un portale sempre più "social" e raggiungibile da qualsiasi dispositivo mobile.

A sostegno di questa crescita online, il network romano si è affidato ad Aruba per sviluppare un’infrastruttura web in grado di rendere sempre più fruibili i servizi legati alle iniziative di interazione col proprio pubblico e di sostenere in modo dinamico la crescita del business e del traffico. "Grazie all’implementazione di soluzioni basate su cloud, l’emittente può contare su un’infrastruttura IT flessibile e scalabile sulla base delle reali esigenze e al tempo stesso in grado di assicurare il massimo livello di continuità operativa", spiega ad Affaritaliani.it Stefano Sordi, direttore marketing di Aruba.

"L'ascolto della radio sta cambiando e si sta in parte spostando sul web: RDS aveva necessità di allargare il proprio business in questa direzione. E se in FM si hanno dei picchi di ascolto in corrispondenza di determinate fasce orarie (tipicamente quella del primo mattino, quella del primo pomeriggio e il 'drive time' tardopomeridiano), su internet l'utilizzo della radio è distribuito in maniera più uniforme nell'arco della giornata (la radio online si ascolta anche in ufficio). Ma ci sono comunque fattori in grado di generare picchi importanti anche online: si pensi al 'word of mouth' sui social network in occasione di eventi radiofonici come un'intervista a un personaggio famoso: se Vasco Rossi va a RDS, nelle ore immediatamente precedenti si scatena un passaparola su Facebook e Twitter tale da fare impennare in pochissimo tempo gli accessi allo streaming della radio. Di qui l'esigenza: come fare a fronteggiare picchi improvvisi, non lineari, di utenza? La risposta è nel cloud 'pay as you go'".

 

Stefano SordiStefano Sordi

Ovvero?
"Si paga ciò che si usa. Nel momento del picco di accessi l'operatore di RDS accede alla piattaforma tramite un'interfaccia visuale e crea un server, operativo un secondo dopo, in grado di fronteggiare l'improvviso aumento del traffico, salvaguardando la qualità e la fruibilità del suo prodotto. Un requisito fondamentale: se viaggiando in autostrada l'ascoltatore perde il segnale in FM cambia radio, ma sul web, se l'utente non riesce ad accedere al live streaming, significa che c'è un problema strutturale oggi non più accettabile. Finito il picco, l'operatore chiude il server: non dovrà più pagarlo né avrà alcun onere di gestione.

Le risorse a disposizione della radio per il live streaming sono virtualmente infinite...
"Sì. Oggi il sito di RDS vanta 100 milioni di pagine visitate al mese, con una media di 500kb a pagina. E sulla base dell’attuale crescita dell’utenza online, pari a un +12%, è previsto nel corso dell'anno un incremento totale delle visite del 30%. E l'infrastruttura cloud non solo ha permesso al network radiofonico di far fronte all'aumento dell'utenza senza disfunzioni, ma ha anche consentito una migliore gestione dei contenuti fruibili in streaming sul sito: interviste, programmi, concerti live, con una qualità superiore a quella offerta da YouTube".

Quanto tempo e quali costi ha richiesto il passaggio da un'infrastruttura tradizionale a quella basata sul cloud di Aruba?
"La precedente infrastruttura 'fisica' era collocata in un altro fornitore. Ciononostante la migrazione non ha richiesto tempi elevati, non più di tre mesi, ed è stata totalmente 'indolore'. Sui costi va premessa una cosa: un'infrastruttura tradizionale ha un modello di pricing relativamente semplice: paghi il setup, compri le macchine, fai un contratto di housing e uno di assistenza, tutte voci ben definite. E, dati i tempi tecnici di ammortamento dell'hardware, il contratto di solito non può avere una durata inferiore ai tre anni, durante i quali il servizio rimane tendenzialmente inalterato. Con il risultato che si rivelerà uno spreco se sarà sovradimensionato rispetto alle previsioni, o al contrario genererà disservizi difficili da gestire se sarà sottodimensionato: per crescere, in questo caso, serviranno alcune settimane, necessarie all'acquisto e alla messa in opera di risorse hardware aggiuntive. Sul cloud non esistono costi di setup e hardware, che sono a carico del provider; esiste l'assistenza ed esiste un costo per la fornitura del servizio, variabile a seconda della richiesta e non fisso come nel caso di un contratto di housing. E soprattutto non si avranno sprechi né rischi: in caso di aumento dell'utenza basteranno pochi secondi per aumentare le risorse a disposizione ed è altrettanto semplice decrescere, se serve, senza sprechi. Tirate le somme, a parità di risorse i costi fra i due tipi di infrastruttura sono simili; ma sul cloud è semplicissimo farli crescere nel momento in cui cresce il perimetro del business dell'azienda. RDS oggi spende di più, rispetto ai tempi dell'infrastruttura fisica, ma solo perché è diventata più grande sul web, raggiungendo dimensioni che, con un'infrastruttura fisica, non avrebbe potuto raggiungere o avrebbe comunque raggiunto con mille problematiche da gestire per l'adeguamento dell'hardware. Insomma, con il cloud non si spende di più o di meno, semplicemente si spende meglio".

Quali potenzialità possono ancora essere espresse sul cloud, nel caso di RDS?
"Sulla gestione dello streaming stanno sfruttando la piattaforma al meglio. L'ulteriore passaggio sarà lo spostamento sul cloud delle funzioni tradizionali di gestione aziendale, dalla contabilità alle buste paga. Voci che richiedono livelli elevati di sicurezza e tutela della privacy, che il cloud è in grado di offrire allo stesso modo di un ambiente fisico".

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