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Rai, Renzi vuole la riforma per decreto. Gasparri: “Imbecille”

Rai, Renzi vuole la riforma per decreto. Gasparri: “Imbecille”
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Il premier vuole una riforma in tempi rapidi. E cede alla battuta: “La Rai non può essere normata da una legge che si chiama Gasparri”. La replica via twitter del senatore Pdl

Botta (in tv) e risposta (su Twitter). Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi vuole al riforma della Rai. E, ospite di “In mezz’ora”, promette tempi rapidi: “La partenza entro marzo“. Anche a colpi di decreto legge.

I punti fermi sono i soliti: revisione delle norme sulla governance, con la creazione di un vero amministratore delegato, un cda ridotto, forse a cinque membri, nominato in base a criteri che lascino la titolarità al Parlamento, ma prevedano meccanismi per garantire indipendenza dai partiti; la riforma del canone, per ridurre l’evasione; l’anticipo del rinnovo della convenzione, in scadenza nel 2016. I dettagli però mancano. Dovranno essere decisi in fretta, perché il premier intende arrivare alla nomina del nuovo Cda (entro l’estate) con la nuova legge.

Tutto qui? No, perché Renzi non rinuncia alla sua vena da battutista. “Pensiamo che la Rai debba essere il grande motore dell’identità educativa e culturale del Paese e in quanto tale non possa essere normata da una legge che si chiama Gasparri“. La reazione del vice-presidente del Senato è stata immediata: “Renzi è un imbecille”, scrive su Twitter.

Accanto a Gasparri, hanno cinguettato anche Giovanni Toti: “La Gasparri ha modernizzato il sistema radio-tv. La sinistra non è mai stata capace di nulla di simile”. Ma il tweet-show è tutto del senatore Pdl. Alcuni suoi follower danno a Renzi del “coglione”. Ma per Gasparri “I testicoli hanno una funzione, Renzi no”.