Sanremo 2026, che cosa c’è dietro il televoto (e perché riguarda la sovranità digitale europea) - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 13:33

Sanremo 2026, che cosa c’è dietro il televoto (e perché riguarda la sovranità digitale europea)

Quando votiamo il nostro cantante preferito a Sanremo con un SMS, o quando Google Maps ci suggerisce il percorso migliore per raggiungere una destinazione: ecco come funziona

Sanremo 2026: cosa c’è dietro il televoto (e perché riguarda la sovranità digitale europea)

Quando votiamo il nostro cantante preferito a Sanremo con un SMS, o quando Google Maps ci suggerisce il percorso migliore per raggiungere una destinazione, o ancora quando acquistiamo online e il sistema compila e verifica in automatico i dati fiscali per la fattura dietro ognuna di queste azioni quotidiane c'è una tecnologia invisibile ma fondamentale. Si tratta delle API (Application Programming Interface), dei “mattoni digitali” che permettono a diverse applicazioni di dialogare tra loro, automatizzando controlli, scambi di dati e operazioni che altrimenti richiederebbero passaggi manuali e fornitori multipli.

L’“API economy” sta diventando sempre di più una leva economica e competitiva, si stima che entro il 2027 l’impatto economico globale delle API arriverà a toccare 14,2 trilioni di dollari. Una spinta oggi accelerata anche per effetto dell’AI e si stima che entro il 2026 oltre l’80% delle imprese avrà utilizzato API o modelli di AI generativa in produzione.

Eppure, per molte aziende italiane ed europee, l'accesso a questi servizi è ancora frammentato, poco trasparente e dipendente da fornitori extra-UE, un tema che si intreccia sempre più con quello della sovranità digitale. Oggi la maggior parte dei dati del mondo occidentale è ospitata su infrastrutture di aziende statunitensi, mentre cresce tra le imprese europee la preferenza per fornitori con server e certificazioni UE, considerati più affidabili per rafforzare il controllo sui dati e la sicurezza delle informazioni.

Openapi, l'hub made in Italy per l’accesso alle API

È in questo contesto che si inserisce Openapi, il principale marketplace europeo di API che aggrega oltre 400 servizi digitali, tra cui: documenti ufficiali come visure camerali e catastali, verifica di email e numeri di telefono, servizi postali e informazioni sui veicoli per i principali Paesi Europei.

Nata nel 2013 sviluppando API per progetti verticali come Ufficio Postale e Ufficio Camerale, Openapi ha trasformato quell’esperienza in una piattaforma unica per integrare servizi certificati senza moltiplicare fornitori e contratti.

“Le API sono il modo più semplice per far dialogare servizi diversi senza ricostruire tutto da zero; la vera sfida è renderle accessibili, chiare e affidabili”, spiega Alessandro Mollicone CMO di Openapi. “Il nostro obiettivo è quello di mettere ordine in un mercato spesso frammentato e semplificarlo. Come? Con un unico ambiente, prezzi trasparenti e accessibili per tutti. In questo modo le aziende possono automatizzare processi reali senza moltiplicare fornitori e burocrazia.”

Dentro Openapi, come funziona nella pratica

Entrando ancor di più nel concreto, il marketplace funziona con un modello a consumo, con prezzi chiari e accesso immediato alla documentazione, così le aziende possono testare e integrare i servizi senza vincoli contrattuali complessi e scalare solo quando serve.

“La piattaforma è pensata per essere utilizzata non solo da grandi aziende o multinazionali ma anche da team piccoli o non altamente specializzati, grazie a un’interfaccia e a una documentazione progettate per ridurre le barriere tecniche”, sottolinea Alessandro Mollicone. Di recente, inoltre, Openapi ha introdotto anche strumenti che permettono di dialogare con i servizi attraverso i principali sistemi di intelligenza artificiale, ampliando le possibilità di utilizzo.

Un altro elemento centrale è l’attenzione alla qualità e all’affidabilità: Openapi opera seguendo standard europei su sicurezza, gestione dei dati e qualità del servizio, supportati da certificazioni riconosciute a livello internazionale.

Esempi d’uso di Openapi

Nel 2025 Openapi ha registrato una crescita del fatturato del +54% rispetto al 2024, gestendo 309.436.546 richieste API e superando 16.550 utilizzatori distribuiti in decine di Paesi. Numeri che raccontano come i servizi della piattaforma siano ormai integrati nei processi quotidiani di aziende appartenenti a settori molto diversi tra loro. I servizi Openapi trovano infatti applicazione in settori che spaziano dalla GDO al Fintech.

Nella GDO e nel retail, per esempio, la verifica della Partita IVA in tempo reale consente di compilare automaticamente i dati corretti in fase di checkout o fatturazione, riducendo errori e attività manuali. A questi si uniscono servizi di messaggistica SMS per registrazioni, conferme e programmi fedeltà.

In ambito B2B, l’arricchimento dati a supporto dei CRM, come HubSpot, aiuta a qualificare i contatti e a prioritizzare le attività commerciali in modo automatizzato.

Nel fintech e banking, invece, le API sono utilizzate per la verifica dell’identità e la firma dei contratti, l'accesso e il controllo dei documenti aziendali ufficiali e la verifica Antiriciclaggio (AML) e antiterrorismo (CFT).

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