Soldi pubblici a Fabrizio Corona: dalle casse dello Stato 793mila euro per la docu-serie Netflix "Io sono notizia". Aldo Grasso non ci sta - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 12:42

Soldi pubblici a Fabrizio Corona: dalle casse dello Stato 793mila euro per la docu-serie Netflix "Io sono notizia". Aldo Grasso non ci sta

Oltre il 30% dell’investimento è stato coperto dal credito d’imposta riconosciuto dal Ministero della Cultura, guidato da Alessandro Giuli

di Chiara Feleppa

"Io sono notizia", dalle casse dello Stato 793 mila euro sotto forma di tax credit per la docu-serie Netflix su Fabrizio Corona

La docuserie su Fabrizio Corona approdata su Netflix non smette di far discutere. Al centro non ci sono solo i contenuti, ma anche il sostegno pubblico ricevuto. “Io sono notizia”, il racconto in cinque episodi dedicato all’ex paparazzo, ha beneficiato di un contributo statale pari a 793.629 euro attraverso il meccanismo del tax credit per l’audiovisivo, uno strumento pensato per incentivare la produzione audiovisiva italiana, consentendo alle imprese di recuperare parte delle spese sostenute. Una cifra che, in ultima analisi, ricade sulle casse pubbliche.

Il progetto, diretto da Massimo Cappello e prodotto da Bloom Media House, società guidata da Marco Chiappa, Alessandro Casati, ha avuto un costo complessivo che sfiora i 2,5 milioni di euro. Oltre il 30% dell’investimento è stato dunque coperto dal credito d’imposta riconosciuto dal Ministero della Cultura, guidato da Alessandro Giuli

La serie è arrivata sulla piattaforma il 9 gennaio, in un momento di rinnovata esposizione mediatica per Corona, tornato al centro dell’attenzione dopo le recenti dichiarazioni sul caso Signorini, andato in onda su “Falsissimo”. I contenuti hanno portato all’apertura di un’indagine per revenge porn nei suoi confronti, mentre il giornalista Alfonso Signorini risulta indagato per violenza sessuale ed estorsione ai danni dell'ex concorrente del Gf Antonio Modugno.

Commento al veleno

Non sono mancate nemmeno le critiche sul piano editoriale. Tra le più severe, quella di Aldo Grasso, storico critico televisivo del Corriere della Sera, che ha bocciato senza appello la produzione Netflix. Secondo Grasso, più che una docuserie, “Io sono notizia” si configurerebbe come una lunga operazione autocelebrativa, incapace di mantenere una distanza critica dal suo protagonista e orientata a rileggerne le vicende giudiziarie in chiave quasi eroica. 

“Mi riesce difficile capire che con coraggio Netflix possa mandare in onda ‘Fabrizio Corona: Io sono notizia‘, un qualcosa spacciato come docuserie in cinque puntate. Quel qualcosa è solo un lungo, brutto spot che cerca di trasformare un pregiudicato (bancarotta fraudolenta, frode fiscale, corruzione, estorsione, detenzione di banconote false…) in uno spregiudicato, un mitomane in un eroe del nostro tempo”, conclude Grasso.

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