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Continua la guerra al Corriere della Sera per la cessione della storica sede milanese di via Solfererino. Dopo l'annuncio dell'ad, Pietro Scott Jovane, della cessione al fondo Usa Blackstone per 120 milioni, i giornalisti denunciano: "Operazione folle dal punto di vista finanziario",  che "rivela un viluppo di conflitti di interessi". E annuncia: "Possibili risvolti penali".

IL COMUNICATO DEL CDR

 

Cari lettori,
i giornalisti del Corriere della Sera hanno scioperato contro il piano di svendita della sede storica di via Solferino 28 lo scorso 13 settembre
. Oggi, nel momento in cui la decisione è stata formalizzata dal Consiglio di amministrazione di Rcs Mediagroup, hanno fatto una scelta diversa: continuare a denunciare tutti i punti di un’operazione folle dal punto di vista finanziario e con risvolti che potrebbero avere anche rilevanza penale.

Nessuna persona di buon senso svenderebbe la propria casa per poi riaffittarla a un prezzo di mercato. Ma questo è esattamente quello che ha deliberato, a maggioranza, il Consiglio di amministrazione di Rcs. Davvero un bell’affare: ma solo per Blackstone, il fondo speculativo americano che si mette in portafoglio un immobile di pregio nel centro di Milano pagandolo appena 120 milioni, circa quattromila euro al metro quadro. Una valutazione pari alla metà dei prezzi immobiliari correnti nella zona di Brera.

Risultato? Un danno permanente allo stato patrimoniale del gruppo, un’iniziativa che concede solo un sollievo transitorio e apparente ai conti, ma che peserà nel medio-lungo periodo sulla solvibilità del gruppo. Per allora, probabilmente, l’amministratore delegato Pietro Scott Jovane avrà già lasciato la società con una generosa buonuscita, come hanno fatto i suoi predecessori, compresi i responsabili del rovinoso acquisto di Recoletos in Spagna (origine del pesante indebitamento dell’azienda). I giornalisti del Corriere temono che la svendita di via Solferino possa passare alla storia come una Recoletos-bis.

Questa cessione mette in luce un viluppo di conflitti di interessi. Per esempio la Fiat, grande sponsor dell’operazione, è allo stesso tempo azionista del Corriere e de La Stampa . E ancora Banca IntesaSanPaolo, contemporaneamente azionista e tra i principali creditori di Rcs. Senza contare il fatto che l’advisor dell’operazione, Banca Imi, fa parte proprio di IntesaSanPaolo .

Per tutte queste ragioni il Comitato di redazione ha già avviato una serie di azioni legali e intende proseguire su questa strada, interpellando anche la Consob a meno che il Consiglio di amministrazione decida in extremis di prendere finalmente in considerazione le proposte alternative per valorizzare l’immobile.

Tra le diverse idee suggerite in questi mesi all’azienda ne ricordiamo tre: ricorrere alla cartolarizzazione (che consentirebbe di mantenere la titolarità dell’immobile); vendere il palazzo a enti previdenziali che ne garantiscano una gestione non speculativa; coinvolgere nell’acquisto una fondazione aperta alla partecipazione di dipendenti e lettori.
 Nei mesi scorsi il Comitato di redazione aveva cercato di coinvolgere le autorità cittadine, a cominciare dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Oggi, con amarezza, registra l’assoluta indifferenza mostrata dalle istituzioni rispetto a una spregiudicata operazione finanziaria che consegna un pezzo dell’identità storico-culturale di Milano e del Paese a un fondo speculativo che potrà farne l’uso più conveniente.

Il Comitato di redazione, infine, attende di trovare al suo fianco la direzione del giornale.

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