Solidarietà ai colleghi del Corriere, oggi e domani afoni e silenti causa sciopero. Ma solidarietà al vecchio amico Pietro Scott Jovane, il giovane manager che si è forse incautamente preso in mano la patata bollente di salvare una Rcs in agonia. Se manca il Corriere dalle edicole per noi meno giovani è come una amputazione. Il sistema dell’informazione, pensano gli opinion leader e gli influencer più tradizionalisti, perde il suo baricentro. Addetti stampa old fashioned avvertono una sorta di capogiro, venendogli meno quello che si ostinano a vivere ancora come il motore di tutto, il luogo magico dove si forma l’agenda quotidiana della politica, dell’economia, della società della cultura, l’hub da cui si dipartono i trend e l’in e out quotidiano della vita nazionale, il giornale-istituzione dove bisogna esserci per esserci.
Ma in realtà non è più così da anni. La rivoluzione di Internet si muove senza sudditanze psicologiche e non risparmia nessuno. Niente rendite di posizione, niente blasoni intoccabili e miti intangibili. Tutti i giorni una dura competizione per conquistarsi con la qualità e la freschezza dei contenuti, la neutralità, l’obiettività e la completezza dell’informazione, quel lettorato nomade e infedele nativo digitale che ama sapere le cose mentre accadono e vivere la realtà in diretta e non da semplice spettatore. Il nuovo lettore trova vecchi e inquinanti i media cartacei e smanetta in continuazione su tablet e smartphone, aborre i palinsesti predefiniti e si fa ogni giorno, navigando, il suo giornale come un puzzle. Spiace per i colleghi del Corriere, che pagano ritardi ed errori manageriali e gravi rimozioni collettive, poiché era tutto chiaro da anni.
Ci auguriamo che giornalisti, manager e azionisti della Rcs trovino il bandolo della matassa (e anche quelli de Il Sole 24 ore, in condizioni non meno precarie) e possano ripartire. Ma devono capire che non ci sono più i giornali di una volta e anche nell’editoria è l’era della discontinuità e del low cost.
