
Contate fino a cinque. Ecco, in questo lasso di tempo, un’applicazione riesce a convertire un articolo in video. Si chiama Wibbitz ed è una start-up israeliana che si è posta un obiettivo ambizioso: “Rivoluzionare l’editoria”.
I fondatori, in meno di tre anni, hanno suscitato l’interesse degli investitori e raccolto 3 milioni di dollari. Alcuni giornali, come Daily Telegraph e Daily Mirror, hanno siglato accordi preliminari. Ma Wibbitz non fa gola solo alle due testate britanniche. Nel mondo dell’editoria le risorse scarseggiano. Creare video a costi irrisori, tempi brevi e senza sovraccaricare la redazione è un sogno per qualsiasi giornale online.
E non è solo una questione redazionale, ma anche economica. I contenuti video sono sempre più richiesti, anche perché facili da fruire e appetibili per gli investitori. Lo confermano i dati emersi durante lo Iab Forum 2013: ormai sul display advertising si concentra il 47% degli investimenti in pubblicità online. Il video advertising registra un tasso di crescita del 38,7% e il mobile del 34,1%. Una crescita impetuosa in un settore che conserva potenzialità di crescita enormi, anche (e soprattutto) in Italia. Se queste sono le premesse, Wibbitz è destinato a decollare.
