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Medicina
Cancro, un centesimo a sigaretta per finanziare nuovi farmaci
  • Creazione di una tassa speciale di 1 centesimo a sigaretta (20 centesimi di tasse in più a pacchetto) per istituire un fondo speciale finalizzato a finanziare l’accesso ai farmaci innovativi oncologici, gestito dall’AIFA.
  • Obiettivo dichiarato: raccogliere 720 milioni di Euro/anno.
  • La campagna è appoggiata da alcune case farmaceutiche attive nel comparto dei farmaci oncologici (Bristol-Myers Squibb ha finanziato la realizzazione dello spot per web (link) “Un centesimo in più contro il cancro”)
  • Fino all’ultima dichiarazione (06.07.2016), in cui auspica l’aumento delle tasse come proposto dall’AIOM, il Ministro Lorenzin aveva soltanto espresso la possibilità di valutare misure simili, sempre considerando i Ministeri competenti.

 

LA VALUTAZIONE DI IMPATTO DELLA PROPOSTA

 

  • AUMENTO DEL PREZZO
    • L’aumento di 20 centesimi di tasse a pacchetto non genera un semplice aumento di 20 centesimi del prezzo finale di vendita. In ragione del sistema di tassazione dei tabacchi in Italia (che prevede una componente proporzionale al prezzo molto alta, la più alta in Europa), un simile aumento si trasforma matematicamente in un aumento di 1 Euro sul prezzo finale di vendita a pacchetto per tutti i prodotti con prezzo superiore a 4,40 Euro. Per tutti i prezzi inferiori, l’aumento del prezzo di vendita diventa di 30 centesimi a pacchetto.

 

  • POLITICHE DI ACCESSO AL FUMO
    • Una misura sponsorizzata dal Ministero della Salute per finanziare l’accesso ai farmaci oncologici, impatterebbe meno i prodotti del tabacco più economici, rendendoli relativamente meno costosi rispetto agli altri. Un provvedimento che contraddice le politiche di limitazione dell’accesso al fumo, soprattutto quello giovanile.

 

  • DINAMICA DEL MERCATO
    • La contrazione dei volumi sarebbe fortissima alla data di introduzione della misura (-20%), con impatto significativo almeno per i due anni successivi (oltre il -5%); basti pensare che il calo nel 2015 è stato dello -0,8%.
    • L’aumento dei prezzi così ingente e repentino, unito all’aumentare della distanza di prezzo tra i prodotti, comporterebbe un significativo spostamento dei consumi verso i prodotti di fascia di prezzo più bassa che contribuiscono meno al gettito fiscale.

 

  • ILLECITO

 

  • Il mercato illegale offrirebbe un’alternativa più “vantaggiosa” a tutti i consumatori, soprattutto a quelli colpiti dall’aumento di 1 Euro a pacchetto.
  • È chiaro che un aumento immediato del 18% dei prezzi di vendita nel mercato legale, comporterebbe un aumento significativo di quello illegale.
  • Quali le conseguenze? Un’ingente perdita di gettito per le casse dello Stato; il consumo di prodotti privi di qualsiasi controllo da parte di un crescente numero di cittadini, esposti così a un maggior numero di rischi per la loro salute (di certo non l’obiettivo del Ministero della Salute); il finanziamento di traffici illeciti controllati da organizzazioni criminali transnazionali.
  • Già oggi, secondo i dati dell’ultimo KPMG Report disponibile, il commercio illecito in Italia ammonta a circa il 5,8% del consumo totale, con una perdita in termini di valore economico prossima a 822 milioni di euro in mancate accise.
  • Una crescita del commercio illecito come quella ipotizzabile in un smile scenario, sarebbe alla portata delle Forze dell’ordine, considerati anche gli assenti sistemi di tracciabilità dei prodotti utilizzati oggi (in attesa di regolamentazione nazionale come richiesto dalla legge 188 del 2014)?

 

 

  • GETTITO
    • Il crollo del mercato, lo spostamento dei consumi su prodotti di prezzo inferiore, l’aumento del consumo di prodotti illeciti condurrebbero al crollo del gettito erariale: 500 milioni di Euro persi solo nel primo anno, rispetto a uno scenario senza tale aumento shock. 1,8 miliardi di € persi in 3 anni.
    • Se l’obiettivo dei promotori dell’aumento di 20 centesimi a pacchetto è quello di raccogliere 720 milioni di Euro nel 2017, il risultato sarà in realtà quello di dover trovare un modo di raccogliere subito 1,2 miliardi, (molti di più negli anni a venire) senza aver permesso alcun nuovo accesso ai farmaci oncologici, e avendo tolto gettito allo Stato. Altri settori si aggiungerebbero al farmaceutico nel richiedere tutti i finanziamenti persi.

 

L’IMPATTO SULLA FILIERA NAZIONALE

Una misura di questo tipo non avrebbe un impatto devastante solo sui produttori, sui consumatori e sui Monopoli di Stato, ma anche e soprattutto su un’intera filiera produttiva agroindustriale del nostro Paese.

 

  • TABACCHICOLTURA
    • La tabacchicoltura in Italia impiega circa 55 mila persone generando una produzione di tabacco di circa 48 milioni di kg all’anno, di cui circa 18 milioni in Campania. La coltivazione del tabacco genera un valore economico annuale di circa 200 milioni di Euro, 70 dei quali in Campania.
    • Se una misura come quella proposta dovesse passare, alla luce del significativo calo dei volumi di vendita di prodotto finito in Italia, la tabacchicoltura perderebbe oltre 50 milioni di Euro in 3 anni (circa 40 milioni solo nel primo anno).
    • Gli impatti sull’occupazione, soprattutto nelle aziende di piccole dimensioni, concentrate nel territorio campano, sarebbero significativi.
    • Gli effetti si moltiplicherebbero sull’indotto, fatto di aziende di servizi e di prima trasformazione.
    • Con questi valori, quale sarebbe il futuro del comparto agricolo della tabacchicoltura in Italia? Ne avrebbe uno?

 

  • DISTRIBUZIONE PRIMARIA
    • Anche la distribuzione primaria, che conta in Italia circa 2000 addetti, e movimenta 80 milioni di chili di prodotto all’anno, sarebbe pesantemente colpita dal crollo dei volumi di vendita.
    • La perdita, per un comparto fatto anche di piccoli e piccolissimi operatori, la cui redditività è già oggi sotto pressione, è stimabile in oltre 110 milioni di Euro in 3 anni (30 milioni solo nel primo anno).

 

  • DISTRIBUZIONE SECONDARIA: LE TABACCHERIE
    • Uno degli attori della filiera più colpiti dall’aumento sarebbero le tabaccherie. 55 mila punti vendita che danno lavoro a 140 mila persone, 12 mila impiegate solo in Campania.
    • Una categoria che si sta già impoverendo negli anni, come emerge dai dati pubblicati sull’ultimo Rapporto sulla distribuzione dei tabacchi lavorati in Italia: i redditi dichiarati sono diminuiti di circa il 10% tra il 2008 e il 2014. I dati 2015, come gli altri anni, confermano che circa la metà delle tabaccherie è di piccola dimensione, con ricavi al di sotto dei 30.000 €.
    • La perdita di volumi di mercato e lo spostamento di consumi verso i prodotti a prezzo più basso, generati da una tassa simile, comporterebbero una perdita di aggio per i tabaccai di oltre 150 milioni di Euro solo nel 2017, per un totale di 550 milioni persi nei tre anni.

 

 

 

 

 

 

 

LO STRUMENTO CORRETTO?

  • La previsione di un fondo da finanziare attraverso l’introduzione di una speciale tassa di scopo di 20 centesimi a pacchetto rappresenterebbe una violazione delle Direttive europee in materia di accise, che limitano la possibilità di introdurre speciali imposte o tasse indirette su prodotti soggetti ad accisa.

 

  • La ragione evidente di questa scelta da parte del legislatore europeo è quella di evitare l’introduzione di ulteriori tasse che potrebbero compromettere l’armonizzazione del sistema delle accise all’interno dell’Unione Europea, rappresentando quindi un ostacolo al funzionamento del mercato unico.

 

  • Nel 2017, inoltre, inizierà il processo di revisione della Direttiva Fiscale 2011/64/UE. Nessun peggior momento per introdurre nuove tasse contrarie al processo di armonizzazione europeo.

 

 

CONCLUSIONI

 

  • Insostenibile aumento dei prezzi per i cittadini, crollo del gettito fiscale per lo Stato, azzeramento della filiera tabacchicola italiana, drastico impoverimento degli attori della distribuzione, soprattutto dei tabaccai, aumento del commercio illecito, accesso al consumo di prodotti privi di controlli e rischiosi per la salute, finanziamento delle organizzazioni criminali, perdita di migliaia di posti di lavoro.  Queste le conseguenze di una scelta di politica sanitaria e fiscale che dovrebbe generare risorse per migliorare la qualità della vita dei cittadini.

 

  • Senza giudicare lo scopo della misura proposta, ci sono altri modi per ottenere lo stesso risultato senza effetti collaterali così gravi per tutti.

 

  • Basterebbe guardare al contesto europeo, anche volendo incidere sul settore del tabacco, per disegnare un piano di ristrutturazione fiscale di medio termine, aumentando le entrate fiscali in modo sostenibile nel tempo e allineando l’Italia alle linee guida e alle riforme adottate in tutta l’Unione.

 

  • L’Italia è, ancor oggi, il Paese con la più alta tassazione legata ai prezzi di vendita (se uno compra una marca o l’altra di sigarette paga oggi tasse diverse all’Erario…), la più bassa tassazione specifica per quantità venduta, uno dei Paesi con la più bassa incidenza delle tasse sui prezzi bassi, se confrontata con quella complessiva: tutti elementi, oltre che lontanissimi dall’Europa, che ha visto numerose riforme in direzione opposta, lontanissimi anche dalle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità su questo tema.

 

  • Un piano serio, che possa cogliere, come chiede la Salute, l’occasione della Finanziaria 2017 guardando ai prossimi tre anni. Aumentiamo anche le tasse, ma nel modo corretto, e con prezzi di accesso al fumo più alti, pensando ai più giovani: una riforma davvero in linea con le esigenze di gettito e la salvaguardia della salute. Senza dimenticare un intero settore produttivo nazionale.

 

  • Ma come al solito, probabilmente, preferiremo ignorare tutte le indicazioni che vengono dall’estero e gli impatti devastanti che si avranno nel Paese. Le soluzioni più facili, soprattutto se non capite da chi le propone, sono più accattivanti delle analisi. Le conseguenze, come sempre, a chi rimane.
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