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Medicina
Fecondazione: ecco il superembrione 'sano' per gravidanze più certe

"Si chiama blastocisti, un embrione che si puo' coltivare in vitro con speciali mezzi di coltura in grado di farlo sviluppare fino a 200 cellule rispetto alle 8-12 cellule di un embrione tradizionale, ma che prima di essere trasferito all'interno della cavita' uterina viene analizzato per essere certi che sia geneticamente sano grazie ad una sofisticatissima tecnica (Pgs mediante microarray Cgh) che confronta il dna dell'embrione analizzato con quello di uno sano di riferimento. In questo modo, oggi e' possibile assicurare a il 65-70 per cento di gravidanza a tutte quelle donne che si sottopongono a programmi di fecondazione in vitro ma che devono essere in grado di produrre almeno una blastocisti sana per raggiungere questi risultati".

Ad affermarlo, in una nota, e' il prof. Ermanno Greco, direttore del centro di Medicina della Riproduzione di European Hospital di Roma nel commentare 'una tecnica che rivoluziona la fecondazione in vitro convenzionale', pubblicata su Biomed Research International e presentata all'ultimo congresso della Societa' Europea della Riproduzione Umana (ESHRE), tenutosi a Monaco di Baviera. "Abbiamo sottoposto a questa tecnica, in un primo tempo, solo pazienti che avevano alle spalle piu' di 3 o 4 tentativi di fecondazione in vitro andati male, scoprendo che molti degli embrioni prodotti in vitro o non sono in grado di arrivare allo stadio di blastocisti o non sono sani anche in donne giovani, individuando cosi' il motivo per cui molti tentativi di fecondazione in vitro falliscono nonostante la produzione di embrioni di ottima qualita' -aggiunge il prof. Greco- . Coltivando gli embrioni in vitro per un periodo piu' lungo, pari a 5-6-7 giorni, rispetto a quello convenzionale, 3 giorni, ed analizzando poi l'assetto cromosomico dello stesso, siamo in grado siamo non solo di diagnosticare in modo molto precoce anomalie cromosomiche (come monosomie e trisomie), ma soprattutto di trasferire un unico embrione sano nell'utero materno e di raggiungere percentuali di successo del 65-70 per cento senza incorre nel rischio di gravidanze multiple o di aborti precoci, aumentando in maniera significativa la percentuale di 'bambino in braccio'".

"Si tratta di un enorme risultato se si pensa che le percentuali medie di successo di fecondazione in vitro non sono superiori al 30-40 per cento", fa notare il prof. Greco che conclude: "A European Hospital abbiamo gia' applicato la tecnica su oltre 500 cicli di fecondazione in vitro tramite metodica Icsi, che ha portato alla nascita di 110 bambini sani mentre altre 180 sono in evoluzione. In queste ultime pazienti la diagnosi prenatale non ha evidenziato alcuna anomalia genetica a riprova della sicurezza della tecnica. E' un ulteriore passo avanti scientifico volto a tutelare sempre di piu' la salute della donna, evitando inutili terapie ormonali ed allontanando lo spettro dell'aborto terapeutico".

Fecondazione: aumentano trattamenti, boom centri privati - La fecondazione assistita e' un servizio in crescita costante in Italia, anche se sempre piu' appannaggio di centri privati. Lo rivela la Relazione sull'applicazione della Legge 40, che regola la procreazione medicalmente assistita, relativa all'anno 2012, inviata la scorsa settimana dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin al Parlamento. La Relazione conferma la tendenza a un aumento del numero dei centri privati - 218 nel 2012, erano 185 al 31 gennaio 2009 - e a una diminuzione di quelli pubblici e privati convenzionati - 137 nel 2012, erano 156 al 31 gennaio 2009. I cicli di trattamento aumentano in tutti i centri. Vi sono ancora molti centri che svolgono un numero ridotto di procedure nell'arco dell'anno. In generale, aumenta l'accesso alle tecniche di PMA, che si avvicina alle medie europee. ''Il sempre maggiore ricorso alle tecniche di fecondazione assistita - si legge nella relazione - e' un elemento da approfondire in ambito socio-sanitario: il dato italiano, inferiore a quello della media europea del 2010, e superiore al singolo dato riferito a paesi come la Gran Bretagna e la Germania, potrebbe essere legato al fatto che nel nostro paese, in generale, si cerca di avere figli in un'eta' piu' elevata, nella quale la fertilita' e' notevolmente ridotta. Questo fenomeno implica che anche la scoperta d'infertilita' si verifichi ad un'eta' nella quale l'efficacia delle tecniche di procreazione medicalmente assistita e' sensibilmente limitata. Per esempio nella tecnica di I livello, la percentuale di successo sulle donne con un'eta' pari o superiore ai 40 anni risulta del 5,5% e si abbassa fino al 2,6% per le donne con un'eta' superiore ai 43 anni''.

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fecondazioneembrione
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