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Medicina
Svolta per chi ha disturbi del cuore. Nasce il pacemaker 'biologico'
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Un gruppo di ricercatori del Cedars-Sinai Heart Institute ha messo a punto una procedura minimamente invasiva che prevede il trapianto di un gene per "trasformare" le cellule del cuore non specializzate in "pacemaker biologici", cioe' in cellule che aiutano il cuore a battere costantemente. Si tratta della prima terapia genica per il trattamento di disturbi del ritmo cardiaco, descritta sulla rivista Science Translational Medicine. Lo studio, durato circa 12 anni, ha l'obiettivo di sviluppare trattamenti biologici per i pazienti con disturbi del ritmo cardiaco che attualmente vengono trattati chirurgicamente con l'impianto di un pacemaker. "Siamo stati in grado, per la prima volta, di creare un pacemaker biologico con metodi minimamente invasivi", ha detto Eduardo Marban, direttore del Cedars-Sinai Heart Institute, che ha guidato il team di ricerca. "Siamo stati anche i primi a riprogrammare una cellula del cuore in un animale vivo, al fine di curare in modo efficace una malattia", ha aggiunto.

Questi risultati di laboratorio potrebbero portare a test clinici per gli esseri umani che hanno disturbi del ritmo cardiaco. Secondo Eugenio Cingolani, direttore dell'Heart Institute's Cardiogenetics-Familial Arrhythmia Clinic, che ha collaborato con Marban e il suo team, in futuro, queste cellule "pacemaker" potrebbe aiutare anche i bambini nati con blocco cardiaco congenito. "I bambini che si trovano ancora nel grembo materno non possono avere un pacemaker, ma speriamo di lavorare con gli specialisti di medicina fetale per creare un trattamento salva-vita, basato sull'utilizzo di un catetere, per i bambini con diagnosi di blocco cardiaco congenito", ha detto Cingolani.

"E 'possibile che un giorno, potremmo essere in grado di salvare vite umane sostituendo il dispositivo con un'iniezione di geni", ha aggiunto. I ricercatori hanno iniettato, tramite una procedura mininvasiva con catetere, il gene chiamato TBX18 in maiali di laboratorio con blocco cardiaco completo. Due giorni dopo, gli animali sottoposti all'intervento avevano battiti cardiaci significativamente piu' veloci rispetto ai maiali che non hanno ricevuto il gene. Il battito cardiaco piu' forte e' durato per tutto lo studio, cioe' per 14 giorni. "Questi risultati ci mostrano che, con ulteriori ricerche, potremmo essere in grado di sviluppare un trattamento biologico di lunga durata per i pazienti", ha detto Marban, secondo il quale la procedura potrebbe esser pronta per gli studi clinici sull'uomo in circa 3 anni.

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