Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Medicina » Salute sempre più a rischio per la crisi internazionale

Salute sempre più a rischio per la crisi internazionale

I pilastri della moderna medicina vacillano di fronte alla guerra ed all’instabilità geoeconomica mondiale

Salute sempre più a rischio per la crisi internazionale
Prof. Dino Bramanti

Guerre, energia e carenza di farmaci: la crisi geopolitica mette sotto pressione la sanità globale

Carenza di materie prime, ridotto apporto di tecnologie, ricerca di materiale raro. I pilastri della moderna medicina vacillano di fronte alla guerra ed all’instabilità geoeconomica mondiale. Scambi internazionali rallentati o sospesi. Limitazione della spesa e rincaro dell’energia. La crisi internazionale, preoccupa sempre di più. Gli equilibri mondiali instabili, colpiscono come non mai, i più deboli, i più fragili, i malati. Non solo i reduci della guerra, ma anche e soprattutto i cittadini che necessitano di cure, di assistenza, di accertamenti, di ricoveri, di tecnologie avanzate. Come si può verificare questo preoccupante disagio e quali cause determinano rischi di così grave portata?

La guerra in Ucraina insieme alle tensioni geopolitiche globali, ha generato un effetto domino sulla sanità italiana e internazionale. Non solo bombe e fronti militari, morti e feriti sul campo di battaglia, chiamiamola così, anche se si tratta di ricevere e rimandare missili a distanza su inermi e incolpevoli cittadini. Si tratta anche di sguarnire i supporti fondamentali della medicina. Le conseguenze si cominciano ad avvertire. Microchip che arrivano col contagocce, secondo disponibilità fluttuanti. Farmaci anche salvavita irreperibili, costi energetici fuori controllo. Catene di produzione attinenti al settore sanitario fonti di approvvigionamento lentamente in crisi, fino al temuto esaurimento.

Il blocco dello stretto di Hormuz sta facendo la sua parte, accentuando qualora ce ne fosse stato bisogno questo grave momento di criticità sanitarie. Ma vediamo nel dettaglio quali sono i punti più delicati. Molti principi attivi farmacologici vengono prodotti all’estero, soprattutto in Cina ed India. Il rallentamento della produzione e soprattutto dei trasporti, stanno causando carenza di antibiotici, difficoltà a reperire alcuni antinfiammatori, farmaci pediatrici, oncologici ed anestesiologici. Il nostro Paese dipende da sempre dall’importazione delle materie prime farmaceutiche. Metalli rari, semiconduttori, gas industriali come neon e xenon, non possono mancare. Inutile ricordare che uno dei paesi produttori di neon, utilizzato per i microchip, è proprio l’Ucraina. Ciò sta comportando inevitabilmente ritardi nella produzione di TAC, risonanze magnetiche e ventilatori medicali.

Aumento dei costi delle apparecchiature, difficoltà nella manutenzione di strumenti specialistici negli Ospedali. In radiologia, l’elio, gas fondamentale per il raffreddamento e il funzionamento dei magneti dei macchinari come risonanza magnetica, risulta carente e di conseguenza più costoso. Ciò può comportare in condizioni di carenza un ritardo della esecuzione degli esami. Previsto in casi eccezionali anche lo spegnimento temporaneo delle apparecchiature. L’indisponibilità o carenza di dispositivi medici, di mezzi di contrasto utilizzati in radiologia sono evidenti, non solo nell’ambito sanitario.

Proprio questi grandi Ospedali, fulcro e rifugio dei nostri pazienti, hanno normalmente un notevole consumo di energia, causato dalle attività delle sale operatorie, terapie intensive, frigoriferi per il mantenimento di materiale deperibile, organi, tessuti, in attesa di una destinazione valutativa o terapeutica in tempi non sempre programmabili. La pronta disponibilità, senza fermo per le caratteristiche emergenziali, di apparecchiature efficienti, manutenzionate e pronte in qualsiasi evenienza, è d’obbligo. Con l’aumento del gas, molti Ospedali risentono dell’elevato costo, tant’è che i plessi sanitari per fare fronte a queste crescenti problematiche, sono state costrette a ridurre molti servizi, soprattutto quelli meno urgenti. Il rinvio degli interventi programmati, il riadattamento delle liste di ricovero, lo spostamento e la limitazione di esami, maggiormente coperte dal personale sono accorgimenti necessari ma faticosi.

Anche gli operatori sanitari, in ogni ambito, finiscono con il risentirne. Dopo l’incubo Covid e la lenta ripresa verso la normalità si ricomincia con turni impegnativi, logoramento psicofisico, burnout, carenza di medici e infermieri, trasferimento dal pubblico al privato, se non addirittura la transumanza verso l’estero. Una preoccupante involuzione che può ripercuotersi con un aumento dell’ansia, depressione e stato di allarme persistente. La povertà sanitaria, il numero crescente di persone che rinunciano alle cure private, in carenza di disponibilità delle prestazioni pubbliche, sono all’ordine del giorno ed erano già note prima della crisi internazionale.

Il fabbisogno di petrolio e di gas, una volta superato l’attuale stallo, dovuta al blocco di Hormuz, non sarà facilmente e brevemente recuperabile a causa delle gravi carenze accumulate. Ogni settimana assistiamo insieme all’aumento dei costi dell’energia anche a quelli della complessa macchina sanitaria. Un rincaro energetico che influisce in maniera determinante sui bilanci. Sul fronte farmaci, le difficoltà aumentano come già accennato per carenze del principio attivo, per ridotta produzione, per l’impennata della domanda, per le distorsioni del mercato fuori controllo. Come recuperare e dare copertura a queste nuove ed inimmaginabili instabilità, una volta ritenute incrollabili?

Rifinanziare, anche se è un momento davvero difficile, causa la spesa militare, la sanità in tutti gli aspetti ed esigenze. Proprio adesso che l’intelligenza artificiale sta fornendo i primi risultati, sarebbe davvero una iattura. Raccordare, non solo con i Paesi europei, ogni legame utile. Appalti comuni, partnership internazionali e progetti strategici condivisi, migliorerebbero alcuni aspetti del problema.

Predisporre sin da adesso una strategia ordinata per il graduale rientro verso la normalità, non appena ciò sarà possibile, senza correre all’assalto del disponibile nella forte esigenza dei prodotti di prima necessità, sarebbe già un obiettivo da attenzionare. Prepararsi ad accogliere e progettare il recepimento di scorte di farmaci essenziali, quelli tecnologicamente avanzati e quelli salvavita. Diversificare i fornitori, evitando come in passato, che un singolo Paese o una singola rotta commerciale possa bloccare ogni via di accesso per l’arrivo di forniture. Rivedere in urgenza i piani energetici ospedalieri, con fotovoltaico, cogenerazione, contratti energetici bloccati dall’inizio gruppi di continuità moderni ed economici atti a garantire la incessante e fondamentale funzionalità delle terapie intensive, sale operatorie e diagnostica avanzata.

Relativamente ai farmaci, iniziare dal contenimento degli sprechi, delle prescrizioni non primarie, degli accumuli di medicine domestiche, ricorrendo alla competenza della comunità sanitaria medici in testa. Verifica e rimodulazioni oggettive delle liste d’attesa, valutando le priorità, le fragilità, le categorie a rischio, in maniera oggettiva, valutando singolarmente le vere esigenze, il livello di patologia, l’evoluzione clinica.

Essere consapevoli che la salute di tutti per essere tutelata, necessita non soltanto dalle tradizionali coperture universalistiche, ma sempre di più dall’energia, industria, diplomazia, logistica, geopolitica, economia, equilibri sociali e politici. Guardare solo all’ambulatorio o all’Ospedale più vicino non basta più, occorre tenere d’occhio anche la fornitura e i costi dell’energia. Seguire, anche se può sembrare un’esagerazione l’andamento dei trasporti internazionali, i porti e gli aeroporti, i gasdotti, le fabbriche, i depositi. L’auspicio è che da una macchina attrezzata per uccidere e distruggere, si torni a quella per tutelare sempre meglio i valori ed il benessere della vita.