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Medicina
Vaccini, servirà una terza dose? Dipende dalla varianti

Massimo Clementi, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano, autore del libro “Virosfera” con Giorgio Palù, parla in questi termini della possibile somministrazione di una terza dose di vaccino anti-Covid: “Se sarà necessaria dovremo deciderlo a settembre-ottobre, perché in quel momento avremo una valutazione complessiva dell’attuale situazione: quanti soggetti saranno vaccinati, quanti avranno raggiunto l’immunità completa e anche che cosa ci dirà l’industria farmaceutica. Questi vaccini possono essere modificati in modo sartoriale rispetto al virus che circola, questo è il grosso vantaggio che la tecnologia dell’rna messaggero ci ha dato. Questo cambierà radicalmente la nostra modalità di approcciare alle malattie infettive”.

Nel suo intervento a Cusano Italia TV, ha parlato anche dei tanti virologi diventati personaggi televisivi: “Con questa pandemia sono arrivati in televisione dei virologi-non virologi che si sono impossessati della scena, ma sono persone più abituate al cabaret che non alla scienza. Queste persone hanno rappresentato, soprattutto nei media, un elemento distruttivo nei confronti della disciplina scientifica. Noi dobbiamo preparare dei virologi veri per il domani, persone che lavorano all’interfaccia tra mondo animale, umano e naturale, perché epidemie di questo tipo nascono lì”.

Sull’origine del Covid ha commentato: “E’ successo qualcosa che non doveva accadere ed è successo non perché un virus, come il Sars nel 2003, è passato attraverso il mercato alimentare cinese e attraverso vari animali ha infettato l’uomo. Il Sars cov 2 ha una diffusività enorme, ma una mortalità relativamente bassa e questo ha generato dei dubbi e delle perplessità”.

Sulla variante indiana in Gran Bretegna ha detto: “Sono rimasto sorpreso favorevolmente dal fatto che in Gran Bretagna, pur partendo in ritardo, con un’epidemia che a Natale aveva raggiunto livelli molto elevati in quel Paese, utilizzando la strategia dell’unica dose Astrazeneca a tutti, sono riusciti ad avere una protezione globale che ha fermato l’epidemia. Quindi chapeau a Johnson e a questa strategia che andava contro anche ad alcuni dettami di carattere scientifico. E’ chiaro che non avevano fatto i conti con alcune evenienze, come ad esempio la variante indiana che è particolarmente prona ad infettare anche persone con anticorpi, soprattutto quelle che non hanno un’immunità elevata. Se sei immunizzato con entrambe le dosi hai una bassa probabilità di infettarti, se hai fatto solo una dose hai un livello di anticorpi troppo basso”.

 

 

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