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A Milano il 76% delle donne con un figlio lascia il lavoro. La Cgil: “Servono servizi adeguati”

I dati dell’Ispettorato del lavoro fotografano un divario superiore alla media nazionale. Il sindacato chiede più asili nido e un congedo di paternità paritario

A Milano il 76% delle donne con un figlio lascia il lavoro. La Cgil: “Servono servizi adeguati”
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IMPRESE-LAVORO.COM – Milano – I dati diffusi oggi dall’Ispettorato territoriale del lavoro sulle dimissioni volontarie dei neogenitori raccontano una città che non ha ancora un welfare all’altezza delle famiglie che vi lavorano, né un sistema di congedi capace di redistribuire il lavoro di cura tra i genitori. A Milano il 76% di chi lascia il lavoro dopo la nascita di un figlio è donna, otto punti sopra la media nazionale: un dato che parla di asili nido introvabili, orari di lavoro incompatibili con quelli dei servizi educativi, e di una legge che riconosce alle madri cinque mesi di astensione obbligatoria contro i soli dieci giorni previsti per i padri.

Più asili e orari compatibili con il lavoro

Per la CGIL servono due interventi paralleli. Sul fronte dei servizi, un investimento strutturale sulla prima infanzia a Milano: più posti negli asili nido comunali e convenzionati, tariffe accessibili, rafforzamento dell’organico, tempi di apertura coerenti con l’orario di lavoro reale, rafforzamento del welfare integrativo previsto dalla contrattazione di secondo livello.

Sul fronte normativo, la richiesta è quella che la CGIL porta avanti da tempo a livello nazionale: un congedo di paternità realmente paritario rispetto a quello di maternità, adeguatamente retribuito, che superi gli attuali dieci giorni, garantiti oggi solo da un obbligo debole nei fatti.

I tagli agli enti locali e il peso della cura sulle donne

Per Luca Stanzione, segretario generale Cgil Milano: “Il vero ostacolo, però, è che questo Governo con l’ultima legge di bilancio ha tagliato più di 4 miliardi di euro ai trasferimenti verso gli enti locali, colpendo proprio la capacità di Comuni e Città metropolitana di investire in asili nido e servizi alla prima infanzia”. “Finché il congedo dei padri resterà simbolico e i servizi territoriali insufficienti, la cura continuerà a pesare quasi solo sulle donne, con conseguenze dirette sulle loro carriere, sui salari e sulle pensioni future”.