Con la conclusione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il settore Energy & Utility può raccogliere il testimone del PNRR e diventare uno dei principali motori di crescita e competitività dell’Italia. Le imprese del comparto potrebbero infatti attivare investimenti privati per 315 miliardi di euro entro il 2035 e 825 miliardi entro il 2050, pari a circa 33 miliardi l’anno, senza pesare sul debito pubblico.
È quanto emerge dallo studio “Investire per competere. Il contributo delle Utility a sviluppo e occupazione del Paese”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con A2A e presentato nell’ambito della 52esima edizione del Forum di Cernobbio.
All’incontro hanno partecipato Roberto Tasca, presidente di A2A, Renato Mazzoncini, amministratore delegato e direttore generale del gruppo, e Lorenzo Tavazzi, senior partner e board member di TEHA Group.
Investimenti per 33 miliardi di euro all’anno
Le risorse individuate dallo studio riguardano nove ambiti strategici: la generazione elettrica da fonti rinnovabili e nucleare, le soluzioni per la flessibilità del sistema elettrico, le infrastrutture elettriche e del gas, i data center, il teleriscaldamento, il ciclo idrico integrato, il trattamento dei rifiuti attraverso il riciclo e il recupero energetico e la produzione di biometano.
I circa 33 miliardi di euro di investimenti annui previsti tra il 2026 e il 2050 corrisponderebbero al 9% della media degli investimenti complessivamente realizzati ogni anno in Italia nel decennio 2016-2025. Secondo le stime, ogni euro investito nel settore potrebbe produrre ricadute economiche pari a 4,1 volte il valore iniziale. L’impatto complessivo, considerando gli effetti diretti, indiretti e indotti, supererebbe così i 3mila miliardi di euro. Gli investimenti potrebbero inoltre contribuire fino al 10% dell’incremento medio annuo del Pil reale italiano nei prossimi venticinque anni e favorire la creazione di un massimo di 300mila nuovi posti di lavoro diretti.
Mazzoncini: “L’autonomia energetica potrebbe salire dal 26 all’81%”
“Con la conclusione del PNRR, la sfida per l’Italia è dare continuità alla crescita. E il Paese ha già una leva concreta per farlo: la capacità di investimento del settore Energy & Utility”, ha spiegato Mazzoncini. L’amministratore delegato di A2A ha quindi sottolineato che “l’autonomia energetica nazionale potrebbe salire dal 26% all’81%”, riducendo l’esposizione del Paese alla volatilità dei mercati internazionali.
Per Mazzoncini si tratta di risorse destinate a priorità decisive per l’Italia, tra cui la sicurezza energetica, la decarbonizzazione, le infrastrutture e l’economia circolare. A2A, ha aggiunto, è pronta a contribuire attraverso gli investimenti previsti dal Piano strategico e la propria presenza nelle principali filiere della transizione.
Famiglie, risparmi fino a mille euro all’anno
I benefici potrebbero ricadere direttamente anche sulle famiglie. Grazie a una maggiore efficienza energetica e alla completa elettrificazione dei consumi, una famiglia “full electric” potrebbe ridurre la propria spesa energetica di circa il 29%, risparmiando fino a mille euro all’anno rispetto alla media attuale. Nello scenario nazionale di base, caratterizzato da un’elettrificazione soltanto parziale, il risparmio medio sarebbe invece di circa 700 euro all’anno, equivalente a una riduzione del 20% della spesa energetica entro il 2050.
Anche le imprese potrebbero beneficiare della diminuzione del costo dell’elettricità favorita dall’aumento delle rinnovabili. Lo studio stima risparmi cumulati per circa 80 miliardi di euro entro il 2050. Se reinvestite, queste risorse potrebbero generare fino a 260 miliardi di euro di valore aggiunto per l’economia nazionale.
Emissioni di CO₂ ridotte del 36% entro il 2050
Gli effetti degli investimenti riguarderebbero anche la transizione ambientale. Le emissioni nazionali di CO₂ potrebbero diminuire del 36% entro il 2050, con circa 31 miliardi di euro di costo sociale del carbonio evitato. Sul fronte dell’economia circolare, il potenziamento degli impianti per il trattamento dei rifiuti permetterebbe di azzerare il conferimento in discarica dei rifiuti urbani, che oggi ammonta a 4,4 milioni di tonnellate all’anno. Il risparmio sui costi di smaltimento supererebbe i 500 milioni di euro nel 2050. Gli investimenti nel ciclo idrico integrato potrebbero invece contribuire a superare le carenze delle infrastrutture fognarie e di depurazione, evitando all’Italia sanzioni europee fino a 1,5 miliardi di euro entro il 2050.
Tasca: “Trasformare l’eccezionalità del PNRR in un metodo”
“Giugno 2026 non ha segnato solo la fine del PNRR, ma l’inizio di una prova di maturità per il nostro Paese”, ha osservato Tasca. Dopo alcuni anni sostenuti da una leva straordinaria per la crescita e gli investimenti, secondo il presidente di A2A, il compito dell’Italia è ora “trasformare quell’eccezionalità in un metodo”, dando continuità alla modernizzazione e indirizzando i capitali verso le infrastrutture strategiche e i servizi che incidono sulla qualità della vita.
Il settore Energy & Utility, ha aggiunto, rappresenta il punto d’incontro tra transizione giusta e politica industriale. Il comparto può quindi trasformare gli obiettivi europei in investimenti concreti, capaci di produrre crescita duratura e sviluppo sostenibile.


