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Abusi alla scuola militare Teulié di Milano, sale a nove il numero delle vittime

Chiesto l’incidente probatorio per ascoltare i ragazzi. Gli inquirenti lavorano per identificare altri giovani che potrebbero essere stati coinvolti

Abusi alla scuola militare Teulié di Milano, sale a nove il numero delle vittime

L’inchiesta sugli abusi alla scuola militare Teulié di Milano si allarga. Non sarebbero più sette, ma nove, secondo la Procura, i giovani coinvolti nel fascicolo sul professore di italiano di 48 anni finito agli arresti domiciliari il 4 giugno con accuse pesantissime: violenza sessuale, concussione e maltrattamenti ai danni di allievi dell’istituto, a partire dall’ottobre 2024.

Le pm Letizia Mannella, a capo del dipartimento di contrasto ai reati sessuali, e Alessia Menegazzo hanno chiesto al gip Elio Sparacino di disporre un incidente probatorio per ascoltare i ragazzi. L’obiettivo è cristallizzare le loro dichiarazioni in vista di un eventuale processo, evitando che debbano ripetere il racconto in dibattimento. Una scelta che conferma la delicatezza del fascicolo e la volontà degli inquirenti di mettere rapidamente in sicurezza il quadro testimoniale.

Le vittime salite a nove, ma gli accertamenti proseguono

Secondo quanto emerso, gli investigatori stanno lavorando anche per identificare altri possibili giovani coinvolti. Dopo l’arresto del docente, i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria hanno già ascoltato alcuni ragazzi come testimoni, mentre proseguono gli accertamenti per far entrare nelle indagini ulteriori racconti e riscontri. Il numero delle presunte vittime, dunque, potrebbe non essere definitivo. La richiesta di incidente probatorio riguarda al momento nove giovani, ma il lavoro degli inquirenti punta a ricostruire l’intero perimetro dei comportamenti contestati all’insegnante e a verificare se altri allievi siano stati sottoposti allo stesso schema di pressioni e abusi.

La maturità come leva per ottenere la disponibilità dei ragazzi

Secondo l’impostazione accusatoria, il professore avrebbe costruito un meccanismo di condizionamento nei confronti degli allievi. Buoni voti, aiuti scolastici e la promessa di un sostegno per superare l’esame di maturità di quest’anno, nel quale il docente faceva parte della commissione, sarebbero stati usati come leva per ottenere la disponibilità dei ragazzi a subire abusi sessuali, inviare immagini erotiche, anche in cambio di piccole somme di denaro, e confidare dettagli intimi.

La Procura descrive un contesto segnato da “sopraffazione, vessazione, umiliazione”, pressioni psicologiche e “richiami mortificanti”. Un quadro che, secondo gli inquirenti, non si sarebbe limitato a singoli episodi isolati, ma avrebbe assunto i contorni di una relazione di potere esercitata dentro un ambiente scolastico e militare, dove il rapporto tra docente e allievi è per sua natura già fortemente asimmetrico.

Il docente non risponde alle domande del gip

Nel frattempo il professore, assistito dall’avvocata Paola Ponte, ha scelto di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia. Una linea difensiva che arriva mentre la Procura cerca di consolidare gli elementi raccolti e di estendere gli accertamenti ad altri possibili episodi. Resta aperta anche un’altra tranche dell’indagine, relativa alla presunta “ritardata denuncia” dall’interno dell’istituto. In questo filone risultano al momento indagati il comandante della stazione dei carabinieri presente nella scuola militare e il preside. Un passaggio che sposta l’attenzione anche sulla gestione interna dei segnali d’allarme e sui tempi con cui la vicenda sarebbe stata portata all’attenzione dell’autorità giudiziaria.