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Accoltellamento a San Siro, sul profilo WhatsApp di Saidilly la foto di un mujaeddin armato di fucile

Gli investigatori verificano l’ipotesi di un percorso di radicalizzazione, ma al momento non emergono elementi legati al terrorismo. Il giovane, arrestato per tentato omicidio, davanti al gip ha scelto il silenzio

Accoltellamento a San Siro, sul profilo WhatsApp di Saidilly la foto di un mujaeddin armato di fucile

Un mujaeddin in preghiera, un fucile M4 accanto e, sullo sfondo, le onde del mare. Era questa l’immagine scelta da Lamin Saidilly, 22 anni, per il proprio profilo WhatsApp. Una fotografia finita ora al centro degli accertamenti della Digos e dell’Antiterrorismo di Milano e Treviso, impegnati a ricostruire il profilo personale del giovane arrestato dopo l’aggressione avvenuta sabato mattina fuori da un bar nella zona di San Siro.

Secondo quanto riportato dal Corriere, gli investigatori stanno analizzando anche alcuni scritti sequestrati nell’abitazione di Conegliano Veneto, dove Saidilly viveva con il padre. Si tratta di testi in inglese, dal contenuto non sempre chiaro, nei quali comparirebbero frasi motivazionali e riferimenti ambigui alla volontà di compiere azioni violente con un coltello.

Nessun elemento terroristico emerso finora

Nonostante gli approfondimenti in corso, al momento gli inquirenti non avrebbero individuato elementi tali da ricondurre il gesto a un contesto terroristico, fondamentalista o di auto-radicalizzazione. Le verifiche proseguono sui dispositivi informatici sequestrati, sui profili social e sul materiale cartaceo trovato sia vicino al giovane al momento del fermo sia nella sua abitazione.

L’aggressione è avvenuta alle 7.22 di sabato. Saidilly avrebbe colpito alle spalle Gerardo P., 55 anni, con un coltello dalla lama di circa sette centimetri, ferendolo in modo gravissimo. Durante l’attacco, secondo le prime ricostruzioni, non avrebbe pronunciato alcuna frase a sfondo religioso. Anche le parole riferite agli agenti dopo il blocco — «mi sono divertito, appena esco lo rifaccio» — non conterrebbero riferimenti di natura ideologica o confessionale.

Il racconto del padre dell’aggressore

Il padre, Dudou, ha spiegato agli investigatori che il figlio pregava regolarmente e frequentava una volta alla settimana il centro islamico di viale Italia, a Conegliano. Allo stesso tempo, ha escluso di aver mai notato segnali riconducibili a una radicalizzazione. Un elemento che gli inquirenti stanno valutando insieme al resto del quadro personale e familiare del ventiduenne. Secondo la ricostruzione, Saidilly era arrivato a Milano circa dieci giorni prima dell’aggressione, dopo una lite con il padre per questioni economiche. La difesa, però, non parla di fuga: per l’avvocata Simona Brambilla si sarebbe trattato di un “percorso alla ricerca di se stesso”.

L’interrogatorio a San Vittore, la difesa: “Non ricorda nulla dell’accaduto, è smarrito e confuso”

Lunedì il giovane è stato interrogato nel carcere di San Vittore dal gip Luigi Iannelli, che dovrà decidere sulla richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla procura. L’accusa è di tentato omicidio aggravato da premeditazione e futili motivi. Davanti al giudice, Saidilly ha scelto di restare in silenzio.

La sua legale ha spiegato che il ragazzo «non ricorda nulla dell’accaduto», nemmeno la frase che gli viene attribuita dopo l’aggressione. La difesa non ha chiesto misure alternative, come i domiciliari, anche per non gravare sul padre. L’avvocata lo ha descritto come «molto smarrito e confuso».

L’accoltellamento di Leeds e l’espulsione dalla Gran Bretagna

Accanto al giovane, al momento del fermo, sono state trovate quattro pagine scritte a mano, un foglietto con indirizzi inglesi e un vecchio cellulare. Altro materiale manoscritto è stato poi sequestrato nella casa di Conegliano. In quelle pagine Saidilly racconterebbe del trasferimento in Gran Bretagna, di un arresto e delle difficoltà vissute durante la detenzione.

Il riferimento sarebbe a un episodio avvenuto alla fine di novembre 2023 nei sobborghi di Leeds, dove un venticinquenne era stato accoltellato. Per quella vicenda Saidilly sarebbe stato arrestato e condannato a otto anni per rapina e lesioni. La pena sarebbe poi stata interrotta da un provvedimento di espulsione, eseguito nel dicembre 2025, con il ritorno in Italia.

Il “buco” informativo tra Regno Unito e Italia

Su quel precedente, tuttavia, resta un nodo investigativo. Nei database delle forze dell’ordine italiane non risulterebbe traccia dell’episodio britannico. Un vuoto informativo tra Regno Unito e Italia che gli investigatori stanno cercando di chiarire anche attraverso i canali dell’Interpol.

Da ricostruire restano inoltre gli ultimi spostamenti del ventiduenne. A Milano avrebbe dormito in tre hotel, l’ultimo tra domenica 28 e martedì 30 giugno. Successivamente sarebbe rientrato a Conegliano, per poi allontanarsi di nuovo e tornare nel capoluogo lombardo. Non è ancora chiaro dove abbia trascorso gli ultimi giorni prima dell’aggressione, né se fosse in compagnia di qualcuno.

Cosa resta da chiarire

Tra gli aspetti al centro dell’inchiesta c’è anche la provenienza del coltello da cucina utilizzato per colpire il cinquantacinquenne. Gli investigatori dovranno stabilire se Saidilly lo abbia portato con sé da casa o se se lo sia procurato a Milano. Il quadro, per ora, resta aperto: da un lato l’ipotesi di un gesto premeditato e apparentemente privo di movente immediato; dall’altro la necessità di comprendere il contesto psicologico, personale e relazionale del giovane. Gli approfondimenti della procura, coordinati dal procuratore Marcello Viola e dal pm Elio Ramondini, proseguono su più fronti.