Decine di pagine in inglese, appunti sulla propria salute mentale, testi rap e riferimenti ad armi, lame, droga e denaro. È anche su questo materiale, trovato in un trolley nell’abitazione di Conegliano, che si concentrano ora gli accertamenti su Lamin Saidilly, il 22enne accusato di avere accoltellato una ventina di volte un passante di 55 anni sabato mattina in via Capecelatro, a Milano. Per il gip Luigi Iannelli, che ha disposto la permanenza in carcere del giovane, il quadro richiede un approfondimento specifico sul piano psichiatrico. L’aggressione viene descritta nell’ordinanza come un episodio “eccentrico”, “apparentemente insensato” e particolarmente inquietante anche per il comportamento tenuto dall’indagato subito dopo essere stato fermato.
Agli agenti delle Volanti Saidilly avrebbe infatti detto: “Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio”. Parole che, secondo il giudice, rendono concreto il rischio di nuove condotte violente e contribuiscono a delineare una personalità ritenuta pericolosa.
Le pagine scritte durante la detenzione inglese
Parte dei fogli sequestrati sarebbe stata redatta durante il periodo trascorso dal 22enne in un carcere britannico. Saidilly, trasferitosi in Inghilterra con la famiglia quando aveva 11 anni, sarebbe rimasto detenuto per circa due anni, dal novembre 2023 alla fine del 2025, per un episodio di rapina e lesioni avvenuto a Leeds e commesso con un coltello. La Digos avrebbe accertato che la carta utilizzata per gli appunti è quella destinata alla corrispondenza dei detenuti. In alcuni passaggi il giovane scrive di avere una salute mentale fragile e manifesta il timore di potersi togliere la vita. In altri compaiono riferimenti a contestazioni disciplinari ricevute in carcere e a episodi di aggressività nei confronti del personale penitenziario.
Una seconda parte del materiale avrebbe invece la forma di testi musicali, con rime, indicazioni ritmiche e richiami ricorrenti all’immaginario hip-hop. Per il giudice non si tratta necessariamente di propositi criminali: molte pagine potrebbero essere semplici composizioni rap, prive di un collegamento diretto con l’aggressione di Milano.
Gli scritti, pur giudicati anomali, non permettono al momento di stabilire l’esistenza di una patologia psichiatrica. Nel fascicolo non risultano certificazioni mediche specifiche e il padre del giovane ha riferito che il figlio non avrebbe mai sofferto di problemi di questo tipo. Resta però il fatto che durante la detenzione nel Regno Unito Saidilly sarebbe stato assistito da uno studio legale specializzato in questioni legate alla salute mentale. Un elemento che, insieme ai contenuti delle pagine sequestrate e alle modalità dell’aggressione, rende probabile lo svolgimento di una consulenza o di una perizia psichiatrica.
Il gip sottolinea comunque che nella condotta del giovane sono presenti anche segnali di lucidità. Saidilly avrebbe agito con il volto coperto, probabilmente per non essere riconosciuto, e le frasi pronunciate dopo il fermo mostrerebbero una certa consapevolezza dell’azione commessa.
La vittima scelta casualmente
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 55enne ferito davanti al bar “La Giada” sarebbe stato individuato senza una ragione precisa. L’uomo si trovava in strada quando il 22enne lo avrebbe assalito con un coltello dalla lama lunga sette centimetri, colpendolo ripetutamente. Proprio l’apparente casualità della scelta della vittima rappresenta uno degli aspetti più difficili da interpretare. Nell’ordinanza si parla di un fatto privo, allo stato, di una spiegazione razionale e di un comportamento che dovrà essere analizzato anche alla luce delle condizioni psicologiche dell’indagato.
Saidilly resta in carcere, ma non è stata riconosciuta l’aggravante della premeditazione
Il giudice ha confermato la custodia cautelare in carcere, ravvisando sia il pericolo di fuga sia il rischio di reiterazione del reato. Non è stata invece riconosciuta l’aggravante della premeditazione contestata dalla Procura. Il possesso del coltello e del passamontagna dimostra, secondo il gip, che Saidilly fosse pronto a compiere un’azione violenta. Non prova però che avesse deciso con largo anticipo di uccidere una persona e che avesse mantenuto nel tempo quel proposito.
Resta invece contestata l’aggravante dei futili motivi. A sostenerla sono soprattutto le dichiarazioni rese dopo l’arresto, nelle quali il giovane avrebbe descritto l’aggressione come una forma di divertimento. Un’affermazione che il giudice definisce “raccapricciante” e che pesa in modo determinante sulla valutazione della sua pericolosità.

