Milano rientrerebbe pienamente tra le città in “stress abitativo” secondo i parametri ipotizzati dalla Commissione europea nella proposta di “Legge sulla casa accessibile”. E questo, almeno sulla carta, potrebbe aprire la strada a forti limitazioni degli affitti brevi.
Come riporta l’analisi del Corriere, il criterio indicato mette infatti in rapporto il reddito degli abitanti con il costo delle abitazioni: quando il prezzo medio di una casa supera di otto volte il reddito medio, il territorio può essere considerato sotto pressione abitativa e i Comuni possono intervenire con restrizioni sulle locazioni turistiche. A Milano quella soglia sarebbe già abbondantemente superata.
Case quasi dieci volte il reddito medio
Nel 2024 il reddito medio dichiarato in città è stato pari a 41.865 euro, mentre il prezzo medio delle compravendite immobiliari si è attestato a 414 mila euro. Il rapporto è quindi di 9,9. Con i valori del 2025, quando il prezzo medio è salito a quasi 440 mila euro, il rapporto sale ulteriormente fino a 10,5. Come ricostruisce il Corriere della Sera, i numeri fotografano una situazione nella quale il costo dell’abitare ha ormai ampiamente superato la soglia individuata a livello europeo per definire una condizione di forte tensione abitativa.
A Milano 16.300 annunci per affitti brevi
Le abitazioni presenti in città sono circa 828 mila. Di queste, 183 mila, pari a circa il 22%, risultano affittate attraverso contratti ordinari “quattro più quattro”, mentre 105 mila, quasi il 13%, risultano non occupate. Gli annunci per affitti brevi sono invece cresciuti sensibilmente negli ultimi anni: dai circa 10.200 registrati nel novembre 2022 si è arrivati a circa 16.300 nell’agosto 2026. Si tratta di un numero pari a poco più del 15% delle abitazioni non occupate e a circa il 2% dell’intero patrimonio residenziale cittadino.
Affitti brevi sotto accusa, ma i gestori respingono il legame con la crisi della casa
Il nodo resta però fortemente divisivo. Da una parte c’è chi attribuisce alla crescita delle locazioni turistiche un ruolo rilevante nella riduzione dell’offerta residenziale e nell’aumento dei prezzi. Dall’altra, le società che operano nel settore sostengono che la crisi abitativa milanese abbia cause molto più ampie e che gli affitti brevi rappresentino soltanto una quota limitata del mercato. Marco Celani, presidente dell’Associazione gestori affitti brevi e amministratore delegato di Italianway, sottolinea inoltre come la redditività del settore sia già in calo. “Nell’ultimo anno la redditività degli affitti brevi è diminuita del 3-5 per cento, per lo più a causa dell’incremento spropositato dell’imposta di soggiorno. In pratica gli affitti brevi sono stati equiparati agli hotel 5 stelle lusso e i proprietari hanno dovuto assorbire l’incremento. Gli affitti brevi rappresentano una piccola componente dell’offerta residenziale: siamo convinti che nel caso di ulteriori limitazioni la maggior parte delle case oggi a reddito rimarrebbe sfitta”.
Un altro elemento rilevante riguarda le entrate generate per Palazzo Marino. Nel 2015 circa 317 mila turisti avevano soggiornato nelle abitazioni destinate agli affitti brevi per poco più di 1,4 milioni di notti, producendo quasi 3 milioni di euro di tassa di soggiorno. Nel 2024, ultimo dato disponibile, i turisti saliti su questo segmento del mercato sono stati 2,474 milioni, per oltre 7 milioni di pernottamenti complessivi. L’incasso per il Comune ha raggiunto così circa 31,5 milioni di euro.
Sala: “Norma Ue, una buona notizia: la diffusione incontrollata degli affitti brevi è il male”
“È una buona notizia perché non è che gli affitti brevi siano il male, ma una loro diffusione incontrollata è il male”. Così il sindaco Giuseppe Sala, a margine della cerimonia di commemorazione dell’attentato alle Torri Gemelle l’11 settembre 2001, commentando la proposta di norme Ue che permetterà agli enti locali di adottare restrizioni nelle aree ‘ad alto stress abitativo. “Ma oggi le città non hanno in Italia nessuna autonomia: a volte quando il comune e la regione sono allineati, vediamo ad esempio in Toscana, qualcosa si può fare, quindi ribadisco che” l’iniziativa è “una buona cosa perché una diffusione incontrollata anche a Milano degli affitti brevi non fa bene alla società”.


