Lascia il carcere e passa agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico Genti Berisha, il 26enne arrestato per la morte dell’agente della Polizia locale di Milano Francesco Imprezzabile, caduto dalla moto durante un inseguimento ad alta velocità tra Ponte Lambro e Peschiera Borromeo. La decisione è stata presa dalla gip di Milano Giulia Masci, che ha convalidato l’arresto eseguito martedì dagli agenti della Polizia locale dopo il rintraccio del giovane a Monza. La giudice ha però riqualificato l’ipotesi di reato contestata dalla Procura: non più omicidio stradale, ma morte come conseguenza di un altro reato, individuato nella fuga pericolosa messa in atto dal conducente dopo il mancato rispetto dell’alt.
Secondo la ricostruzione investigativa, Berisha non si sarebbe fermato a un posto di controllo organizzato dalla Polizia locale e dalla Polizia di Stato nel quartiere Ponte Lambro. Ne sarebbe nato un inseguimento durato circa due chilometri e mezzo, nel corso del quale la moto dell’agente avrebbe raggiunto una velocità vicina ai 180 chilometri orari. Imprezzabile è poi caduto, riportando ferite mortali.
Berisha al gip: “Un gesto istintivo e sconsiderato”
Nel corso dell’interrogatorio nel carcere di San Vittore, il 26enne ha ribadito di non essersi accorto della caduta dell’agente e ha negato che vi sia stato un contatto tra il suv che guidava e la moto della Polizia locale. Attraverso il suo difensore, l’avvocato Fabrizio Cardinali, ha definito la fuga un gesto «istintivo e sconsiderato», compiuto dopo aver valutato male la situazione. Berisha si è detto dispiaciuto, ha chiesto nuovamente scusa e ha manifestato la disponibilità a compiere un gesto riparatorio e a risarcire il danno nei limiti delle proprie possibilità.
Il giovane ha spiegato di non essersi fermato perché aveva con sé circa tre grammi di marijuana. In auto, secondo il suo racconto, si trovavano anche un amico e altre persone delle quali non ha voluto indicare i nomi, sostenendo di non volerle coinvolgere e di assumersi personalmente la responsabilità della decisione di fuggire.
Berisha, che lavorava in un autolavaggio nel Milanese, era stato rintracciato nella propria abitazione. Il difensore ha riferito che il padre del giovane, residente in Albania, lo aveva contattato perché il figlio avrebbe voluto presentarsi spontaneamente. Nell’inchiesta risultano indagate per favoreggiamento anche altre persone, tra cui un amico che avrebbe cercato di far sparire un marsupio contenente quasi 1.200 euro, documenti e un porta Sim.

