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Tassista ucciso: a Righi 10 anni per omicidio preterintenzionale

Omicidio preterintenzionale: questa la sentenza dei giudici della prima corte d’assise per Davide Guglielmo Righi, che il 23 febbraio scorso ha provocato la morte del tassista Alfredo Famoso, colpendolo al volto con una confezione di bottiglie. Non è stata applicata né l’aggravante della recidiva, né quella dei futili motivi, come chiesto dalla Procura

La Prima Corte d’Assise di Milano ha condannato a dieci anni di reclusione il consulente informatico Davide Guglielmo Righi in relazione alla morte del tassista Alfredo Famoso, ucciso dopo una lite per una questione di viabilita’ lo scorso 23 febbraio nel capoluogo lombardo. Righi, che attualmente e’ ai domiciliari, e’ stato riconosciuto colpevole di omicidio preterintenzionale.

I giudici non hanno applicato a carico di Righi ne’ l’aggravante della recidiva, ne’ quella dei futili motivi, come chiesto dalla Procura. Il procuratore aggiunto Alberto Nobili e il pm Maria Teresa Latella avevano chiesto la condanna a 13 anni di carcere. Secondo la loro ricostruzione, quando il tassista non si era fermato prima delle strisce pedonali in via Morgagni per far passare Righi e la sua compagna incinta di nove mesi, l’uomo aveva subito scagliato una confezione con quattro bottiglie d’acqua contro la macchina. E, sempre stando all’accusa, quando il tassista era sceso, aveva lanciato la confezione contro il volto dell’uomo. L’autopsia ha accertato che la causa della morte (avvenuta il 25 febbraio scorso, dopo due giorni di coma) e’ stata un gravissimo trauma cranico legato alla caduta a terra, dopo che l’uomo era stato colpito al volto.  

Il 27 febbraio scorso, il gip di Milano Gianfranco Criscione aveva disposto la scarcerazione di Righi (che da allora e’ agli arresti domiciliari) riqualificando il reato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale. I giudici hanno riconosciuto provvisionali di risarcimento alla moglie della vittima (100mila euro), ai due figli (80mila euro a testa), ai due fratelli (30mila euro ciascuno). Alla Asl di Milano e’ andato un risarcimento di 12mila euro. Le motivazioni saranno rese note tra 15 giorni. Il legale di parte civile Danilo La Monaca, che rappresenta la moglie, i due figli e i due fratelli del tassista, ha definito “bassa” la pena perche’ non sono state applicate le aggravanti da lui richieste della recidiva, nonostante “i precedenti penali specifici”, della crudelta’ e dei futili motivi. “Questa pena – ha affermato – e’ quella minima prevista dalla legge”.