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Milano

di Fabio Massa

Aler non è ancora fallita solo perché... non può fallire.. Tuttavia il tempo stringe, e sulle case popolari la Regione Lombardia deve innestare la marcia per risolvere una situazione che è già esplosiva. Il documento dei revisori dei conti, pubblicato ieri da Affaritaliani.it, ha provocato una reazione molto dura dell'assessore Massimo Garavaglia. Tuttavia, il contenuto degli esperti dava la cifra della situazione catastrofica nella quale versa l'Azienda lombarda di edilizia residenziale che non può far fronte alle ingiunzioni di pagamento, che non ha ottenuto praticamente nulla dall'alienazione degli alloggi e che vede pregiudicata la continuità aziendale. Insomma, se fosse un'azienda privata, avrebbe i libri già in Tribunale. Ma Aler non può fallire perché è un ente. E perché, stando a quanto dichiara l'assessore al Bilancio Massimo Garavaglia ad Affaritaliani.it, Palazzo Lombardia non ha intenzione di mollare la presa. I 66 milioni della Regione sono stanziati da luglio, ma ancora nelle casse di viale Romagna non c'è un solo euro. "Per forza - spiega Garavaglia - per erogare questi soldi sul conto di Aler dobbiamo passare tre fasi. La prima è l'attestazione dei revisori dei conti, e così si spiega il documento pubblicato ieri da Affaritaliani.it. La seconda fase è la validazione del piano di risanamento. E la terza è l'erogazione". Tuttavia, è da luglio che i soldi ci sono, ma ancora sono là fermi. Garavaglia spiega: "Nel 2014 conferiremo ad Aler 20 milioni, nel 2015 46 milioni. Le tempistiche? La validazione del piano di risanamento avverrà entro e non oltre novembre. Subito dopo ci sarà l'accredito". Garavaglia è ottimista sul fatto che Aler raggiungerà un equilibrio strutturale. Questo tuttavia vorrebbe dire tagliare fortemente i costi della struttura. E quindi ci saranno prevedibilmente licenziamenti. Attualmente l'ente di viale Romagna ha circa 1250 dipendenti. Nel piano di risanamento sono previsti, ad oggi, 280 esuberi. Di questi, 110 sono i portieri che si dovrebbero trasferire in gran parte in MM per la gestione delle case popolari del Comune. Altri 50 esuberi sono amministrativi per i quali Aler sta trattando con il Comune. Poi però ci sono altre 120 persone. Ad essere ottimisti, perché c'è chi ipotizza anche ritocchi molto all'insù sui licenziamenti. "Non posso anticipare nulla del piano di risanamento - spiega Garavaglia - Di sicuro però ci sarà un esubero di personale. Così come è sicuro che una parte del personale si trasferirà presso MM. Devo anche dire che con la perdita della commessa delle case popolari di Milano Aler non ci perde nulla. Anzi, ci guadagna. Sapete quanto perdevamo gestendo le case popolari di Palazzo Marino? Circa 10 milioni all'anno".

Altra questione è legata al management. Rimarranno gli stessi vertici? Rimarranno il presidente e il direttore generale? Anche qui, Garavaglia sceglie di non rispondere: "Se c'è un commissario è perché c'erano difficoltà. E devo dire che ci saranno valutazioni successive su questo. Devo dire che tuttavia il commissario e chi ha lavorato al piano ha fatto un buon lavoro". Altra questione è quella dei decreti ingiuntivi. Secondo quanto può riferire Affaritaliani.it c'è anche chi ha deciso di mandarli direttamente a Regione Lombardia: "Non lo so - spiega Garavaglia - Ma se anche l'avessero fatto, avrebbero sbagliato indirizzo". Di certo è che se i soldi della Regione non dovessero arrivare, la conseguenza dei decreti che già Aler ha in carico (e che sta cercando di rinegoziare e spalmare nel tempo) porterebbero senza dubbio al pignoramento del patrimonio. In pratica, a tutti quelli che hanno fatto lavori per l'Azienda, sarebbe assegnata parte del patrimonio immobiliare: "Ove non arrivasse il contributo di Regione - spiega Garavaglia - sarebbe effettivamente così. Si arriverebbe al pignoramento ma quello che stiamo facendo va nella direzione opposto. Noi pagheremo tutti i fornitori e tutti i debiti. Per questo stiamo stanziando questi soldi".

A rendere ancor più d'attualità il tema delle case popolari a Milano è arrivata anche una sentenza della Corte di giustizia Ue. La Corte infatti ha deciso che i cittadini comunitari che non producono reddito non possono accedere ai sistemi di welfare. Se questo è un tema di grande respiro europeo, ha anche una conseguenza che dalle parti di Palazzo Lombardia stanno valutando attentamente: l'impatto sulle case popolari. I cittadini dell'est Europa che infatti risiedono nelle case popolari di Aler e che non hanno un reddito potrebbero essere allontanati, rimettendo in discussione il loro diritto ad avere un alloggio popolare.

@FabioAMassa

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