Il volto insanguinato, gli occhiali macchiati di sangue, un fazzoletto premuto contro la fronte e la determinazione a non abbandonare il proprio posto. Angelo De Simone, 55 anni, primo dirigente della Polizia di Stato e responsabile del commissariato Garibaldi-Venezia di Milano, è diventato uno dei simboli delle due giornate di guerriglia urbana che hanno sconvolto il capoluogo lombardo. Colpito alla testa da un grosso sampietrino durante gli scontri di sabato 17 ottobre in piazza Duomo, ha continuato a coordinare gli agenti impegnati nelle operazioni di ordine pubblico, nonostante la ferita. Le immagini del poliziotto sanguinante hanno fatto il giro dei social e sono state rilanciate anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha voluto rendergli omaggio pubblicando una sua fotografia su Instagram. Ma chi è Angelo De Simone? E quale percorso professionale lo ha portato a guidare uno dei commissariati più impegnativi di Milano?
Angelo De Simone, vent’anni di esperienza nei quartieri più difficili di Milano
Originario di Corcumello, frazione del comune di Capistrello, in Abruzzo, nella Marsica, De Simone ha alle spalle una lunga carriera nella Polizia di Stato, trascorsa in gran parte a Milano. Come ricostruito da Il Giorno, ha diretto diversi commissariati cittadini, tra cui Quarto Oggiaro, Scalo-Romana, Greco-Turro e Garibaldi-Venezia, maturando una significativa esperienza sia nella gestione dell’ordine pubblico sia nel contrasto alla criminalità. Tra le operazioni più importanti alle quali ha contribuito figurano “Smart” e “Ciak“, condotte tra il 2007 e il 2009 contro i clan Tatone e Carvelli, organizzazioni che si contendevano il controllo dello spaccio di droga a Quarto Oggiaro. Nello stesso quartiere si è occupato anche di interventi contro le occupazioni abusive degli alloggi popolari. Al suo curriculum si aggiunge l’operazione “Judicata“, finalizzata al contrasto dello sfruttamento della prostituzione, oltre ai blitz condotti nel 2018 nelle zone di viale Fulvio Testi e Greco, quando era alla guida del commissariato Greco-Turro. Una carriera caratterizzata anche dall’attenzione ai rapporti con il territorio, attraverso la collaborazione con residenti, associazioni e istituzioni locali.
La promozione a primo dirigente, l’esperienza a Novara e il ritorno a Milano
Nel luglio 2020 De Simone viene promosso primo dirigente della Polizia di Stato e lascia temporaneamente Milano per assumere la guida della Divisione Anticrimine della Questura di Novara. Una nuova responsabilità dopo quasi vent’anni trascorsi nel capoluogo lombardo, dove aveva seguito numerose operazioni di contrasto alla criminalità e gestito situazioni delicate nei quartieri. Terminata l’esperienza piemontese, dopo il periodo della pandemia torna a Milano, assumendo nuovamente la responsabilità del commissariato Garibaldi-Venezia. Un incarico che lo porta a confrontarsi quotidianamente con alcune delle aree più complesse della città, dalla stazione Centrale a Porta Garibaldi, passando per Porta Venezia e le zone della movida. Negli anni ha coordinato servizi di ordine pubblico in occasione di centinaia di eventi, tra manifestazioni politiche, cortei pro Palestina e mobilitazioni delle tifoserie.
Il sampietrino in testa durante gli scontri: “Si può considerare tentato omicidio”
Sabato 17 ottobre, nel pieno degli scontri che hanno trasformato il centro di Milano in un teatro di guerriglia urbana, De Simone viene raggiunto alla fronte da un grosso sampietrino lanciato durante uno degli scontri ravvicinati tra manifestanti violenti e forze dell’ordine. Il colpo gli provoca una ferita profonda e un’abbondante perdita di sangue. Nelle immagini riprese dalle telecamere lo si vede mentre si tampona la fronte con un fazzoletto, continuando a parlare con gli agenti e a seguire le operazioni. “Si può considerare tentato omicidio? Un sampietrino in testa“, osserva rivolgendosi a chi gli sta attorno, come documentato da MilanoToday. Al Tg1 ha invece confessato che una violenza come quella di questo weekend milanese non l’aveva “mai vista”. Soltanto al termine della manifestazione viene accompagnato in ospedale, dove i medici gli applicano alcuni punti di sutura. Già domenica, nonostante quanto accaduto, è nuovamente al lavoro.
Meloni pubblica la sua foto: “A volto scoperto, ferito, senza arretrare”
La fotografia di Angelo De Simone con il volto insanguinato viene scelta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per accompagnare un messaggio dedicato alle forze dell’ordine e annunciare la convocazione di un vertice sull’ordine pubblico a Palazzo Chigi. “A volto scoperto, ferito, senza arretrare. Davanti a lui, chi si nasconde dietro un cappuccio per colpire e distruggere”, scrive la premier. “Lo Stato non è un concetto astratto. È fatto di persone che, con coraggio e senso del dovere, restano al proprio posto quando altri scelgono la violenza“. Meloni annuncia quindi la volontà di valutare nuovi strumenti contro chi sfrutta le manifestazioni per alimentare violenze e devastazioni, sottolineando che la tutela dei cittadini e di chi garantisce la sicurezza deve prevalere su ogni indulgenza verso i responsabili degli scontri.
La candidatura all’Ambrogino d’Oro, Cagnolati (FdI): “Lo avevo proposto già nel 2025”
Intanto emerge che il lavoro di De Simone e degli agenti del suo commissariato era già stato oggetto di una proposta di riconoscimento civico prima che le immagini degli scontri lo portassero all’attenzione nazionale. Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Marco Cagnolati ha infatti reso noto di aver presentato nel 2025 una candidatura all’Ambrogino d’Oro per il commissariato Garibaldi-Venezia, nella persona del suo dirigente Angelo De Simone, riproponendola anche nel 2026, prima della chiusura delle candidature del 15 ottobre e dunque prima dell’aggressione. “Conosco personalmente la dedizione, la professionalità e lo straordinario spirito di servizio di Angelo De Simone e degli agenti del suo Commissariato“, dichiara Cagnolati. “È proprio per questa conoscenza diretta del lavoro che svolgono costantemente sul territorio che ho deciso di proporre la loro candidatura già lo scorso anno e di ripresentarla nel 2026, indipendentemente dai fatti di cronaca che oggi hanno portato il loro impegno all’attenzione nazionale”. Il consigliere richiama in particolare l’attività quotidiana svolta nelle zone della stazione Centrale, di Porta Venezia e del Lazzaretto, tra contrasto allo spaccio, criminalità e degrado urbano.
“L’aggressione del 17 ottobre ha acceso i riflettori su Angelo De Simone, ma il suo valore e quello degli uomini e delle donne del suo Commissariato erano già evidenti ben prima di questo episodio”, sottolinea Cagnolati. L’auspicio dell’esponente di Fratelli d’Italia è che la Commissione per le Civiche Benemerenze accolga la candidatura, riconoscendo non soltanto il comportamento del dirigente durante gli scontri, ma il lavoro svolto quotidianamente da tutti gli agenti del commissariato. Un riconoscimento che, nelle intenzioni del proponente, dovrebbe ricevere un sostegno trasversale, al di là delle appartenenze politiche. Perché dietro la fotografia diventata virale c’è una storia professionale lunga oltre vent’anni, fatta di interventi nei quartieri, operazioni anticrimine e gestione delle situazioni più difficili della città.
Affari Alert
Aggiornamenti e contenuti editoriali dedicati, via email.
Dal 1 Gennaio 2027: 0,99€/mese o 9,99€/anno


