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Annegamenti, la Lombardia è la regione con più vittime: 90 morti in laghi e fiumi in due anni

Il corpo del turista olandese disperso nel Lago di Como è stato recuperato a 25 metri di profondità. I dati del ministero della Salute: nella regione il 30% di tutti i decessi italiani avvenuti nelle acque interne

Annegamenti, la Lombardia è la regione con più vittime: 90 morti in laghi e fiumi in due anni
Sommozzatori vigili del fuoco

Il corpo di Mattheus Gosseling, il turista olandese di 45 anni disperso nel Lago di Como dopo essersi tuffato per soccorrere il figlio, è stato individuato e recuperato domenica pomeriggio nelle acque davanti a Menaggio. L’uomo si trovava su un fondale a circa 25 metri di profondità. Il ritrovamento è avvenuto grazie all’impiego del sonar e di una telecamera da parte dei sommozzatori dei vigili del fuoco. Una volta localizzato, il corpo è stato raggiunto dai sub del 5° Nucleo della Guardia Costiera, arrivati da Genova, riportato in superficie e successivamente trasferito all’obitorio dell’ospedale di Como, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Il tuffo del turista olandese per salvare il figlio

Gosseling si trovava sul Lario per una vacanza insieme ai suoi tre figli. Sabato la famiglia aveva noleggiato un’imbarcazione per un’escursione sul lago. Al largo di Menaggio, il figlio sedicenne si era tuffato per fare una nuotata, trovandosi però in difficoltà. Il padre si era immediatamente gettato in acqua per aiutarlo. Il ragazzo era stato salvato da un uomo che si trovava con il figlio su una tavola da paddle e che era riuscito ad afferrarlo per un braccio. Il quarantacinquenne, invece, era scomparso sott’acqua senza più riemergere. Alle operazioni di ricerca hanno partecipato i vigili del fuoco, la Guardia Costiera, i carabinieri e un elicottero utilizzato per la perlustrazione dall’alto. L’intervento è proseguito senza interruzioni fino al ritrovamento.

Lombardia, 90 vittime tra il 2024 e il 2025

La tragedia di Menaggio riporta l’attenzione sul numero particolarmente elevato di annegamenti registrato nei laghi e nei fiumi lombardi. Secondo i dati del ministero della Salute, nel biennio 2024-2025 in Italia sono morte per annegamento 600 persone. La Lombardia è la regione con il dato più alto: 90 decessi, pari al 14,9% del totale nazionale. Nella regione si concentra inoltre il 30% di tutti gli annegamenti avvenuti nelle acque interne italiane. Un dato superiore a quello registrato in diverse regioni caratterizzate da una forte presenza di località balneari. Le vittime in Lombardia sono più del doppio rispetto a quelle rilevate al mare in Puglia, Sardegna o Sicilia e sei volte quelle registrate nei litorali della Romagna.

A livello nazionale, la distribuzione dei decessi tra mare e acque interne è quasi equivalente. Nel biennio preso in esame, 281 persone sono annegate in mare e 277 in laghi, fiumi e canali. Altri 37 decessi sono avvenuti nelle piscine, con un’incidenza particolarmente significativa tra bambini e adolescenti. I laghi rappresentano il 15% degli scenari in cui si verificano gli annegamenti, i fiumi il 25% e i canali il 6%. Complessivamente, quindi, le acque interne sono teatro del 46% dei casi, una quota sostanzialmente analoga a quella del mare. Nei laghi e nei fiumi risulta inoltre più alta, rispetto alle località marine, la presenza tra le vittime di immigrati e turisti stranieri. Un elemento che rende particolarmente delicato il tema della sicurezza nei territori lombardi a maggiore vocazione turistica, dal Lago di Como al Garda e al Maggiore.

Le vittime sono soprattutto uomini

Il fenomeno a livello nazionale riguarda in larga maggioranza gli uomini. Su 600 vittime complessive, 482 sono maschi, pari all’80,7%, mentre le donne sono 115, il 19,3%. Quasi il 30% degli annegamenti interessa persone con più di 65 anni, mentre il 23% delle vittime è costituito da bambini, adolescenti e giovani fino ai 24 anni. Per 209 decessi avvenuti nelle acque interne è stato possibile individuare una causa. Nel 41,6% dei casi l’annegamento è legato a una caduta in acqua, nel 29,2% a un malore e nel 18,2% alla presenza di ostacoli, correnti o alle caratteristiche della riva. I tuffi rappresentano invece circa l’8,6% degli episodi.

Un ulteriore elemento di rischio è l’assenza di altre persone: in circa il 79% dei casi per i quali il dato è stato ricostruito, la vittima si trovava da sola. Numeri che confermano come laghi, fiumi e canali, pur apparendo spesso meno insidiosi del mare, rappresentino uno degli ambienti più pericolosi, soprattutto per chi non conosce la profondità, le correnti e la conformazione dei fondali.

La richiesta di cartelli anche in lingua araba

Sul tema della prevenzione era intervenuta già a inizio luglio anche la comunità marocchina lombarda. Come riportato dal Corriere della Sera, l’associazione Smis, Spazio marocchino italiano per la solidarietà, chiede alle istituzioni di affiancare ai cartelli di divieto e di pericolo presenti vicino a fiumi e laghi anche indicazioni in lingua araba. Secondo il presidente Yahya El Matouat, la segnaletica multilingue potrebbe rendere più comprensibili i rischi soprattutto per adolescenti e giovani di origine straniera, in particolare marocchina ed egiziana, che durante le ondate di caldo frequentano corsi d’acqua e laghetti non controllati. L’associazione sollecita inoltre campagne di sensibilizzazione rivolte alle famiglie e alle comunità, sottolineando la necessità di spiegare ai ragazzi i pericoli della balneazione nelle aree vietate o prive di sorveglianza.