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Milano
"Archiviano dopo averci rovinato". Flop delle inchieste sulla politica

di Fabio Massa

Davide Boni? Archiviato. Angelo Giammario? Assolto dal Gup. Nicoli Cristiani? Assolto per finanziamento illecito e condannato per le spese elettorali. Trentatre consiglieri finiti nei guai per i rimborsi della Regione Lombardia? Archiviati. Pare si stia concludendo con un'ondata di archiviazioni e assoluzioni la stagione delle indagini sulla politica regionale lombarda. In attesa del processo, decisamente più consistente, di Domenico Zambetti, l'assessore che pare facesse affari con la mafia. L'ultimo, in ordine di tempo, a uscire definitivamente dalle aule di tribunale, è Vincenzo Giudice, ex consigliere comunale, padre di Sara, la pasionaria dell'allora Pdl che divenne "l'anti-Minetti" per le critiche all'opportunità di avere un'igienista dentale nelle liste del Pdl.

"Non sono neppure stato rinviato a giudizio", racconta ad Affaritaliani.it. “La ‘ndrangheta avrebbe inquinato anche le elezioni comunali milanesi del 2011": questo il concetto espresso dalla Procura, nel 2011. Ora Vincenzo Giudice attacca: "La mia carriera politica?
Non è rovinata, io avevo già smesso. Chi ha pagato il prezzo più grosso, al di là della mia angoscia personale, è stata mia figlia Sara". Oggi, a procedimento chiuso, Vincenzo ipotizza una trappola: "Doveva pagare per quello che aveva fatto al Pdl, per la sua battaglia sulla meritocrazia. Ho letto le carte dell'indagine. Una persona che fa il bodyguard della Minetti, chiamato dal sindaco di Sedriano poi arrestato, viene da me per aiutare Sara: è una cosa quantomeno strana. Tra l'altro è venuto sotto falso nome. Da Zambetti è andato in qualità di esponente di un clan. Da me invece si è presentato con un avvocato, presentandosi in altra maniera". Insomma, il concetto è che qualcuno voleva farla pagare a Sara per la sua battaglia contro la Minetti.

Giudice non ce l'ha con i magistrati: "Mi rendo conto che per i pm è difficile decidere a priori. Loro avevano tutto il diritto di indagare su di me. Quello che mi sento di contestare è che per 17 mesi sono stato lasciato nell'inferno. Io sono stato ascoltato una sola volta dal magistrato. Questa non è colpa dei magistrati, ma della politica che non ha saputo riformare la giustizia. C'è una grossa fetta di giustizialismo nella società: c'è una generazione al comando post Tangentopoli. Chi fa politica è sempre sotto i riflettori. La cosa che più mi ha fatto male è stato ascoltare le parole della Boccassini su mia figlia, sostenendo che c'era stata una raccolta coercitiva di voti. E invece non avevo fatto niente".

@FabioAMassa

Tags:
archiviazionevincenzo giudice







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