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Asili roventi a Milano, famiglie ed educatrici: “Bambini spossati, non può essere un’emergenza ogni estate”

Petizione dei genitori, presidio della Cgil e mozione in Comune riportano al centro il problema del caldo nei nidi e nelle scuole dell’infanzia. Solo 45 strutture estive su 163 hanno impianti fissi, mentre edifici vecchi e reti elettriche deboli rendono difficile installare nuovi condizionatori

Asili roventi a Milano, famiglie ed educatrici: “Bambini spossati, non può essere un’emergenza ogni estate”

Bambini stanchi e accaldati, educatrici costrette a lavorare per ore in ambienti surriscaldati, famiglie invitate in alcuni casi ad anticipare il ritiro dei figli. L’ondata di calore che sta investendo Milano ha riportato al centro le condizioni di nidi, scuole dell’infanzia e centri estivi comunali, trasformando un disagio che si ripresenta da anni in una nuova emergenza politica e sindacale. Quello del caldo estremo non è solo un problema limitato agli asili nido, ma riguarda tutti gli edifici scolastici di tutti gli ordini, che non si limita al mese di luglio, ma affligge ragazzi e lavoratori a partire da maggio, coprendo naturalmente il periodo estivo per intero. Ma luglio resta il mese più difficile da superare per chi ancora frequenta le scuole.

I genitori chiedono al Comune interventi immediati, ma soprattutto un programma con tempi e risorse certi. La Fp Cgil ha organizzato un’assemblea-presidio davanti al Consiglio regionale, ottenendo dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso alcuni primi impegni. A Palazzo Marino, intanto, il consigliere di Fratelli d’Italia Marco Cagnolati ha depositato una mozione per un Piano straordinario di climatizzazione. Il problema, però, non si risolve semplicemente acquistando nuovi condizionatori. Gran parte del patrimonio scolastico milanese è stato costruito tra il secondo dopoguerra e gli anni Ottanta e dispone di impianti elettrici che spesso non sono in grado di sostenere contemporaneamente climatizzatori portatili, ventilatori e altri apparecchi per il raffrescamento.

A luglio solo una struttura su tre è preparata all’emergenza caldo

Con l’avvio dei centri estivi, dal primo luglio le strutture comunali rimaste aperte sono 163: 74 nidi e 89 scuole dell’infanzia. Soltanto 45 edifici, circa il 27% del totale, dispongono di un sistema fisso di condizionamento. Considerando l’intero patrimonio comunale, composto da circa 270 strutture tra nidi e scuole dell’infanzia, gli edifici climatizzati sono poco meno di tre su dieci, come riferisce il Corriere.

Il Comune ha avviato alla fine di maggio una mappatura degli immobili, che dovrebbe essere completata entro luglio, per verificare in quali sedi sia possibile installare apparecchi portatili e dove siano invece necessari lavori più impegnativi. L’obiettivo dichiarato è arrivare progressivamente a cento strutture climatizzate, installando una decina di impianti fissi all’anno.

Tra il 2026 e il 2027 dovrebbero essere aggiunti dieci nuovi impianti, mentre altri quindici sono previsti tra il 2027 e il 2028. Per l’estate del 2027 Palazzo Marino punta inoltre ad avere tutte le scuole aperte a luglio dotate di condizionatori fissi o portatili. Rispetto allo scorso anno sono stati acquistati circa 400 condizionatori mobili, i cosiddetti “pinguini”, oltre a 57 ventilatori e 111 ombrelloni. Sono allo studio anche interventi più semplici, come tende ombreggianti e pellicole oscuranti da applicare alle finestre.

La petizione delle famiglie da 5700 firme: “I nostri bambini tornano a casa spossati”

Le misure temporanee non bastano alle famiglie. Una petizione pubblicata il 25 giugno sul sito del Comune ha raccolto oltre 5.740 adesioni, chiedendo che il caldo negli edifici educativi venga affrontato come una criticità strutturale e non più come un’emergenza occasionale. I genitori denunciano l’assenza di sistemi adeguati di climatizzazione, edifici mai riqualificati per affrontare temperature così elevate, apparecchi incompatibili con gli impianti elettrici e forti differenze tra una scuola e l’altra. “Le elevate temperature nelle strutture educative comunali non costituiscono più un fenomeno straordinario, bensì una criticità strutturale e prevedibile”, si legge nella petizione.

Le richieste rivolte a Palazzo Marino comprendono misure urgenti e omogenee in tutte le sedi, una mappatura pubblica delle temperature e delle condizioni degli edifici, l’adeguamento degli impianti elettrici, l’installazione di sistemi di raffrescamento realmente funzionanti e un piano vincolante per la climatizzazione e la riqualificazione delle scuole. Le famiglie respingono anche l’ipotesi che la soluzione possa essere rappresentata dalla chiusura anticipata dei servizi. “I bambini tornano a casa stanchi, accaldati, spossati.La chiusura anticipata dei nidi non può essere la soluzione: il problema ricadrebbe sulle famiglie”, ha spiegato Mara Pecci, madre di un bambino che frequenta la scuola dell’infanzia di via Pezzi.

Molisse (Fp Cgil Milano) “Lavoratori e bambini più esposti”

Sul fronte dei lavoratori, la Fp Cgil Milano ha organizzato un’assemblea-presidio davanti al Consiglio regionale della Lombardia. Una delegazione è stata ricevuta dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso, che ha assunto l’impegno a occuparsi delle condizioni dei servizi educativi comunali per l’infanzia, comprendendo sia le strutture gestite direttamente sia quelle affidate in appalto e i centri estivi. Dal confronto sono emersi tre possibili interventi. Il primo è la presentazione di una mozione durante l’assestamento di bilancio regionale, con fondi in conto capitale destinati agli enti locali per lavori di riqualificazione ed efficientamento energetico.

Il secondo riguarda sopralluoghi urgenti dell’Ats negli edifici educativi, per misurare le temperature e individuare le situazioni più critiche. Il terzo è l’apertura di un tavolo tecnico a settembre, con l’obiettivo di programmare gli interventi ed evitare di dover affrontare ogni estate il problema con soluzioni provvisorie. “Il cambiamento del clima è ormai sistemico. Lavorare o restare ore in locali non climatizzati espone le lavoratrici e i lavoratori a colpi di calore o malessere, mentre le bambine e i bambini sono fisiologicamente più vulnerabili”, afferma Giovanni Molisse, segretario della Fp Cgil milanese.

Le richieste dei sindacati: isolamento, ombreggiatura e tutele salariali

L’ordine del giorno approvato durante l’assemblea sindacale non chiede soltanto condizionatori. La Cgil sollecita risorse per l’isolamento termico, l’efficientamento energetico, la climatizzazione e sistemi sostenibili di ombreggiatura, oltre a piani di prevenzione e monitoraggio del rischio climatico. Il sindacato domanda inoltre che le stesse tutele siano garantite al personale comunale e ai dipendenti delle cooperative che gestiscono i servizi in appalto.

Nel caso in cui una struttura debba essere chiusa per temperature incompatibili con la salute, secondo Molisse il personale comunale dovrebbe essere esonerato dal servizio per forza maggiore. Per i lavoratori delle cooperative, invece, dovrebbero essere attivati la Cassa integrazione o il Fondo di integrazione salariale con causale meteo e piena copertura della retribuzione. “Il diritto alla salute è universale”, sottolinea Molisse. “Gli impegni della Regione devono riguardare l’intero sistema 0-6, compresi i centri estivi e i nidi in appalto”.

Cagnolati (FdI): “Ogni estate è la stessa emergenza, il Comune deve programmare interventi strutturali”

Anche il centrodestra ha portato il tema in Consiglio comunale. Marco Cagnolati, consigliere di Fratelli d’Italia, ha depositato una mozione che impegna sindaco e Giunta a predisporre un Piano straordinario di climatizzazione per nidi, scuole dell’infanzia e centri estivi. La proposta nasce dalle segnalazioni arrivate da numerose strutture cittadine, tra cui il nido di via Deruta, dove il caldo avrebbe compromesso il riposo e le attività quotidiane dei bambini. La mozione chiede un censimento degli edifici, una verifica degli impianti di climatizzazione ed elettrici, l’individuazione delle situazioni prioritarie e il reperimento delle risorse necessarie.

Non possiamo continuare ad affrontare ogni estate la stessa emergenza. Le ondate di calore non rappresentano più un evento eccezionale, ma una condizione sempre più frequente con cui il Comune deve imparare a convivere programmando interventi strutturali”, sostiene Cagnolati.

Perché non basta comprare i condizionatori

Il principale ostacolo è la capacità elettrica degli edifici. Un condizionatore portatile può assorbire una quantità significativa di energia e, se decine di apparecchi vengono accesi contemporaneamente in una struttura progettata diversi decenni fa, il risultato può essere un sovraccarico con distacchi continui della corrente. In alcune scuole può essere sufficiente aumentare la potenza disponibile o intervenire su una parte dell’impianto. In altre, invece, può essere necessario rifare completamente la rete elettrica interna. Secondo l’assessore all’Edilizia scolastica Marco Mazzei, un intervento di questo tipo potrebbe comportare la chiusura della scuola per circa venti giorni. I lavori devono quindi essere programmati nei periodi in cui le strutture non ospitano bambini, coordinandoli con le attività educative e con i centri estivi.

A questo si aggiungono altri problemi: edifici poco isolati, grandi superfici vetrate esposte al sole, tetti e pareti che accumulano calore, vincoli strutturali e la necessità di trovare risorse per centinaia di immobili. Per questo la climatizzazione viene considerata soltanto una parte della soluzione. Tende, alberature, pellicole solari, isolamento delle coperture e riqualificazione energetica possono ridurre il fabbisogno di raffrescamento e rendere gli ambienti più vivibili senza sovraccaricare ulteriormente gli impianti.

La sfida è passare dall’emergenza alla programmazione

Famiglie, sindacati e opposizioni convergono almeno su un punto: il caldo nelle scuole non può più essere trattato come un evento imprevedibile. Gli apparecchi mobili e gli ombrelloni possono attenuare il problema, ma non sostituiscono la riqualificazione di edifici progettati quando le estati milanesi avevano caratteristiche molto diverse. La mappatura promessa dal Comune, gli eventuali fondi regionali e il tavolo tecnico di settembre rappresentano i primi passaggi. La verifica decisiva sarà però quella degli stanziamenti e dei cantieri: senza l’adeguamento degli impianti elettrici e dell’involucro degli edifici, anche i condizionatori già acquistati rischiano di rimanere inutilizzabili proprio nei giorni in cui ce n’è maggiore bisogno.